Francia : uomo condannato a risarcire i danni alla ex moglie per la carenza di rapporti sessuali durante il matrimonio

novembre 30, 2011 0 Comments A+ a-



Monique e Jean Louis si separano dopo 21 anni di matrimonio e due figli. La donna chiede al Tribunale di Aix - en- Provence, nel sud della Francia, di pronunciarsi per l'addebito del divorzio all'ex marito e di condannare quest'ultimo ad un congruo risarcimento danni perchè, per anni, ha rifiutato di avere rapporti sessuali con lei.

L'uomo ha tentato di giustificarsi adducendo a motivazione il calo della "libido", lo stress, la stanchezza e problemi di salute.

I Giudici hanno dovuto affrontare il problema di stabilire quale potesse essere una media di rapporti sessuali tale da soddisfare le esigenze dei coniugi; in proposito, i legali di Jean Louis hanno suggerito la media di due rapporti settimanali, secondo quanto dichiarato da un campione di francesi intervistati. Tuttavia, la difesa di Monique ha eccepito che, nel caso di specie, la media dei rapporti sessuali era ben al di sotto di quella enunciata dai legali dell'ex marito. 

I Giudici hanno osservato che i rapporti sessuali, che il codice civile francese prevede tra i doveri del matrimonio, sono "l'espressione dell'affetto reciproco".

Pertanto, Jean Louis è stato condannato a pagare la somma di Euro 10.000,00 a Monique a titolo di risarcimento danni.

Roma, 30 novembre 2011                 Avv. Daniela Conte

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Medici votati sul web: il Sindacato dei Medici chiede tutela all'Ordine

novembre 29, 2011 0 Comments A+ a-

Il sito del social network "Q-salute"
La home page del sito qsalute.it recita: "Qsalute rivoluziona il tuo approccio alla salute". Si tratta di un social network, nel quale gli utenti possono esprimere il loro parere, inserire una recensione e votare - con numeri da zero a cinque - ospedali, case di cura, medici dai quali sono stati visitati o operati. E' possibile, altresì, dialogare con altri pazienti e confrontare reparti.

In sostanza, si tratta di una trasposizione sul web dell' "usanza" di chiedere opinioni e pareri a parenti e amici su medici, ospedali, ecc. prima di sottoporsi a visita o ricoverarsi.

Tuttavia, una cosa è il c.d. "passaparola", un'altra la pubblicazione sul web - visibile a tutti gli internauti, anche quelli non registrati come utenti -.

Il Sindacato Medici Italiani, infatti, è insorto contro questa iniziativa. Il Presidente ha dichiarato che "È un fatto scandaloso. Nomi e cognomi dei professionisti non possono essere affiancati da un voto (da zero a 5). Non si può giudicare un professionista, nel bene e nel male, senza averne le competenze. Gli unici abilitati sono le commissioni di verifica provinciali e nazionali dell’Ordine, oltre alla magistratura. Anzi, credo che l’Ordine dei Medici dovrebbe tutelare gli iscritti minacciando querele".

In effetti, sarebbe opportuno un equilibrio tra il diritto di informarsi e conoscere in anteprima pareri su medici, ospedali, ecc. e il dovere di protezione della sanità pubblica e dei suoi operatori da "stroncature" gratuite da parte di chi non è del settore e non ha la necessaria competenza. 

Roma, 29 novembre 2011             Avv. Daniela Conte

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Riesame : annullato il decreto di sequestro di 245 milioni di Euro all'Unicredit Banca

novembre 29, 2011 0 Comments A+ a-

La sede della Unicredit Banca
Il 18 ottobre 2011 il Gip di Milano ha emesso - per la prima volta in Italia - un decreto di sequestro della somma di 245 milioni di Euro alla Unicredit Banca.

Il provvedimento è stato emesso a seguito della richiesta del Procuratore aggiunto di Milano Alfredo Robledo, che indaga sull'operazione "Brontos": una maxi operazione di finanza strutturata messa in piedi, secondo l'accusa, da Unicredit Banca su indicazione di Barclays

In sostanza, sarebbe stata modificata la natura dell'operazione di finanza strutturata, qualificando i proventi " come dividendi dividendi invece che come interessi attivi, cosi' conseguendo un indebita esclusione dal reddito imponibile di una quota pari al 95%'' delle somme incassate".   

Per questa inchiesta il PM ha concluso le indagini nei confronti di 20 persone, tutte accusate di dichiarazione fraudolenta dei redditi con ostacolo alle indagini.  

Tra gli accusati c'è Alessandro Profumo, ex Amministratore Delegato dell'Unicredit Banca : secondo la Procura, avrebbe dato l'ok alla "realizzazione delle operazioni" per frodare il Fisco.

I legali della Unicredit Banca si sono rivolti al Tribunale del Riesame, contestando la "natura" del sequestro perchè - nell'ipotesi del reato di dichiarazione fraudolenta dei redditi - non vi è responsabilità dell'ente, ma soltanto delle persone fisiche; pertanto, il sequestro può essere disposto unicamente nei confronti delle persone fisiche. Hanno, altresì, eccepito l'incompetenza territoriale dei magistri di Milano, chidendo la trsmissione degli atti a Roma, Bologna o Verona - dove ci sono le sedi della società madre e delle altre del gruppo Unicredit Banca coinvolte nell'inchiesta -.

Il Tribunale del Riesame ha accolto la domanda, annullando il decreto di sequestro del 18 ottobre. Nelle poche righe costuenti il dispositivo, tuttavia, non vi è alcun riferimento alla competenza territoriale. Pertanto, probabilmente la pronuncia di annullamento fa riferimento unicamente alla errata natura del sequestro. In ogni caso, l'ingente somma dissequestrata tornerà nelle casse della Banca.

Le motivazioni del provvedimento saranno depositate nei prossimi giorni. La Procura ha già annunciato ricorso in Cassazione.

Roma, 29 novembre 2011         Avv. Daniela Conte

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Vicenza: giudice addebita la separazione alla moglie per filmini "hot" di tradimenti scoperti su Internet e riduce gli alimenti

novembre 28, 2011 0 Comments A+ a-

"Tagliati" gli alimenti alla moglie per i video "hot" di presunti tradimenti scoperti su Internet

Tizia si rivolge al Tribunale di Vicenza chiedendo la separazione con addebito al coniuge imprenditore Caio a causa delle continue assenze da casa di quest'ultimo -che effettua frequenti viaggi all'estero per lavoro -, oltre a un attico in centro e un congruo assegno mensile per gli alimenti

Il Giudice accoglie la richiesta, riconoscendo a Tizia un assegno mensile di 5.000,00 Euro. 

Successivamente, anche mediante investigazioni private, Caio scopre i c.d. "altarini": su Internet sono pubblicati alcuni filmini "hot" che documentano presunti tradimenti di Tizia. Pertanto, si rivolge nuovamente al Tribunale, che addebita la separazione a Tizia e riduce l'assegno per gli alimenti a 1.500,00 Euro mensili.

Roma, 28 novembre 2011             Avv. Daniela Conte

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Processo Thyssen:pubblicate le motivazioni della sentenza

novembre 15, 2011 0 Comments A+ a-

Harald Espenhahn, Amministratore Delegato di Thyssenkrupp
La Corte d'Assise di Torino ha pubblicato le motivazioni della sentenza del 16 aprile del 2011 per il "Processo Thyssen" - riguardante l'incendio scoppiato nello stabilimento torinese della Thyssenkrupp il 6 dicembre 2007, nel quale morirono 7 operai, mentre uno rimase ferito -.

Come si ricorderà, la Corte d'Assise ha condannato a 16 anni e sei mesi di reclusione, per omicidio volontario con dolo eventuale, Harald Espenhan - Amministratore Delegato di Thyssen Italia -. Le altre pene: tredici anni e sei mesi ai dirigenti Gerald Priegnitz e Marco Pucci, al direttore dello stabilimento torinese Raffaele Salerno e al responsabile sicurezza Cosimo Cafueri, imputati di omicidio colposo con colpa cosciente; 10 anni e dieci mesi al dirigente Daniele Moroni.

Si tratta della pena più grave inflitta per un "incidente sul lavoro".

Nelle motivazioni della sentenza si legge che la scelta di Espenhan di non effettuare alcun intervento di fire prevention e continuare la produzione fu "una scelta sciagurata", presa nonostante "tutto spingesse a intervenire". Tuttavia, ad avviso dei giudici, l'AD fece quella scelta sbagliata "nell’interesse non suo personale, ma dell’azienda".

Questo spiega la decisione di applicare la pena minima prevista per il reato riconosciuto dalla Corte d'Assise.

A favore di Harald Espenhan ci sono anche le seguenti circostanze - relative al comportamento tenuto durante l'interrogatorio -: 
  • ha riconosciuto il proprio ruolo di "datore di lavoro";
  • non ha negato il fatto che esercitava uno "stretto controllo" sullo stabilimento di Torino
  • ha "rivendicato a sè la decisione di non effettuare alcun intervento di fire prevention". 
In sostanza, l'AD si è mostrato "consapevole delle proprie responsabilità".

Per questi motivi, la Corte d'Assise di Torino ha riconosciuto ad Espenhan le attenuanti generiche e le attenuanti del risarcimento dannil'AD, peraltro, ha già riconosciuto indennizzi ai familiari delle vittime -.

Roma, 15 novembre 2011            Avv. Daniela Conte

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Torino: Il Giudice chiede all'interprete islamica di togliere il velo, ma lei preferisce lasciare l'aula

novembre 15, 2011 0 Comments A+ a-

Il Tribunale penale di Torino
Tribunale penale di Torino, 14 ottobre 2011. Nell'aula 45 sta per celebrarsi l'udienza penale della prima sezione, presieduta dal Presidente Giuseppe Casalbore - che si occupa anche del  maxi processo " Eternit " -. 

Una delle cause che devono essere trattate riguarda un caso di estorsione tra due cittadini maghrebini. Vi è controversia riguardo una traduzione e il PM conferisce incarico ad un'interprete di arabo allo scopo di dirimere la controversia.

Si presenta Fatima M., di fede islamica, che da alcuni mesi ricopre l'incarico - precario - di fonica incaricata delle registrazioni per le udienze e, per arrotondare, fa qualche traduzione. Ha il capo coperto da un velo e il volto scoperto.

Il Giudice le chiede di scoprirsi il capo in quanto previsto dalla legge. Infatti, l'art. 129 cod. proc. civile stabilisce che "Chi interviene o assiste all'udienza non puo' portare armi o bastoni e deve stare a capo scoperto e in silenzio".  La norma del codice penale che prevedeva una regola analoga è stata, invece, abrogata. L'art. 471 del cod. di proc. penale vigente stabilisce, infatti, che "2. Non sono ammessi nell’aula di udienza coloro che non hanno compiuto gli anni diciotto, le persone che sono sottoposte a misure di prevenzione e quelle che appaiono un stato di ubriachezza, di intossicazione o di squilibrio mentale.
3. Se alcuna di queste persone deve intervenire all’udienza come testimone, è fatta allontanare non appena la sua presenza non è più necessaria.
4. Non è consentita la presenza in udienza di persone armate, fatta eccezione per gli appartenenti alla forza pubblica, né di persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che turbano il regolare svolgimento dell’udienza sono espulse per ordine del presidente o, un sua assenza, del pubblico ministero, con divieto di assistere alle ulteriori attività processuali
"
.

L'interprete, tuttavia, preferisce rinunciare all'incarico e allontanarsi dall'aula, e si sfoga con i colleghi dicendo che "Per tutti gli altri giudici questo non è un problema". 

La questione, ovviamente, ha suscitato polemiche. Ultimamente si sono verificati altri casi, come quello della donna con il niqab (il velo integrale islamico) allontanata da un'aula del Tribunale di Mantova su richiesta di un avvocato leghista, che aveva invocato la legge antiterrorismo. In quest'ultimo caso, però, la donna indossava il velo integrale, che copre tutto il viso.

Alla luce di quest'ultimo episodio, il Presidente del Tribunale di Torino ha posto alla Corte di Cassazione un quesito, affinchè precisi "a quali regole debba attenersi il magistrato che dirige l'udienza, sia civile che penale, onde poter fornire ai giudici del Tribunale indicazioni per una condotta uniforme e rispettosa dei diritti individuali della persona".

Roma, 15 novembre 2011            Avv. Daniela Conte 

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Papà accusato di violenza sessuale: ha fotografato la figlia mentre faceva il bagno

novembre 09, 2011 0 Comments A+ a-

Antica vasca da bagno
Una madre separata trova sul cellulare della figlia di 10 anni una foto scattata a quest'ultima dal padre mentre faceva il bagno.

Denuncia l'ex marito per violenza sessuale. All'esito delle indagini, il Gup ha accolto la richiesta del PM e rinviato a giudizio il papà "fotografo".Dovrà comparire dinanzi al Tribunale Penale di Cagliari il 26 aprile 2012.

Ad avviso dei legali dell'imputato l'accusa è infamante: nella foto la bambina è completamente immersa nell'acqua e si vede soltanto il viso. L'incidente probatorio, poi, non ha evidenziato episodi di violenza sessuale.

In ogni caso, si tratta di un episodio spiacevole. Non resta che attendere l'esito del processo di primo grado.

Roma, 9 novembre 2011             Avv. Daniela Conte

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Los Angeles: il medico di Michael Jackson è stato condannato per omicidio non volontario

novembre 08, 2011 0 Comments A+ a-

Conrad Murray, il medico di Michael Jackson
Dopo 9 ore di Camera di Consiglio, la giuria ha emesso il verdetto: Conrad Murray, il medico che assisteva Michael Jackson il giorno della sua morte - avvenuta il 25 giugno 2009- è colpevole di omicidio non volontario. Con questo verdetto il medico potrebbe scontare 4 anni di carcere e essere radiato dall'albo dei medici.

La giuria ha accolto in pieno la tesi dell'accusa, secondo cui Murray somministrò al "Re del pop" una dose letale di Propofol - potente anestetico chirurgico che il cantante utilizzava per combattere l'insonnia - con un'iniezione. 

Decisiva è stata la testimonianza di Christopher Rogers, il coroner che ha effettuato l'autopsia, il quale ha dichiarato che la dose letale fu sicuramente iniettata con una siringa e non ingerita per via orale - come sostiene la difesa di Murray - perchè, in quest'ultimo caso, non avrebbe avuto il tempo di entrare in circolo e causare la crisi respiratoria nel brevissimo lasso di tempo (2 minuti) nel quale il medico si sarebbe allontanato per andare in bagno lasciando Michael Jackson da solo. Il medico ha aggiunto che Murray non aveva con sè il materiale medico necessario per somministrare la dose corretta di Propofol; pertanto, potrebbe facilmente avere iniettato una dose eccessiva del medicinale. Infine, ha dichiarato che Michael Jackson era in buona salute e "non c'erano segni di grasso o colesterolo sulle pareti del suo cuore".

Dopo il verdetto della giuria, Conrad Murray è stato ammanettato e condotto in carcere - non gli è stata concessa la cauzione -, dove attenderà di conoscere i termini della sentenza, la cui lettura è prevista tra due settimane, e la pena che dovrà scontare. 

Roma, 8 novembre 2011          Avv. Daniela Conte

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Papà denuncia figlio 34enne che pretende la paghetta

novembre 07, 2011 0 Comments A+ a-

Un 34enne tormentava il padre con chiamate e sms - arrrivando anche a minacciare - perchè gli assicurasse una "paghetta" mensile di 1.000,00 Euro. Il padre, esasperato, ha denunciato il figlio alla Procura di Rimini.

Il "bamboccione" 34enne non è ancora indipendente economicamente, e tormenta i genitori separati, in particolare il padre.

Ma non è finita. Mesi fa ha distrutto l'appartamento che ha in affitto e ha chiesto aiuto alla madre, che ha dovuto pagare i danni alla padrona di casa.

Ha, quindi, continuato a tormentare il padre e, di fronte al diniego di pagare quanto richiesto, ha inviato sms dal tono minaccioso.

Il padre - risposato e con due figli piccoli - non ce l'ha fatta più e ha denunciato il figlio, che dovrà rispondere di molestie e minacce nei confronti del genitore.

Questa situazione emblematica riapre un interrogativo molto attuale: fino a quando i genitori sono costretti a mantenere i figli che non hanno un'indipendenza economica? 

Roma, 7 novembre 2011             Avv. Daniela Conte

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