Texas Hold’em è gioco d’azzardo se per la posta in gioco alta appare prevalente il fine di lucro




Se la posta in gioco è rilevante e il premio è in denaro, il poker texano deve essere qualificato come gioco d'azzardo


Il famoso gioco di poker texano, conosciuto come Texas Hold’em, non sempre può essere considerato un gioco di abilità e non un gioco d’azzardo.

E’ giunta a queste conclusioni la Corte di Cassazione, 3^ penale, con la sentenza n. 16889 del 23 aprile 2015.

Il Tribunale di Torino, in primo grado, aveva già condannato i proprietari e gestori del circolo per i reati di agli artt. 718 (esercizio del gioco di azzardo) e 719 (aggravante costituita dall’aver istituito e tenuto una casa da gioco) del codice penale, mentre alcuni giocatori vengono denunciati per il reato previsto dall’art. 720 (partecipazione a giuochi d’azzardo) del codice penale. 

La Corte d’Appello, in secondo grado, ha dichiarato estinto il reato per alcuni degli imputati a causa dell’intervenuta prescrizione.

La sentenza viene impugnata davanti alla Corte di Cassazione.

I Giudici di legittimità osservano che, nel caso di specie, il Giudice di merito ha correttamente ritenuto che il poker texano cui i poliziotti avevano sorpreso a giocare all’interno della casa di gioco fosse da qualificarsi come gioco d’azzardo poiché non era “in corso un torneo, circostanza plausibilmente esclusa dal giudice di prime cure in ragione della mancanza di alcuna pubblicizzazione di esso, della mancanza di alcuna persona che, svolgendo le funzioni di arbitro o comunque di giudice, assicurasse il suo regolare svolgimento, la assenza di qualsivoglia indicazione sulla consistenza del premio posto in palio per l’eventuale vincitore”.

Al contrario, le Forze dell’Ordine avevano constatato che i giocatori avevano puntato una somma non irrilevante per partecipare al gioco: vi era un fondo di € 3.000,00 per 30 persone presenti al momento dell’irruzione (pertanto, la puntata media per ogni giocatore non era inferiore a € 100,00).

E’ evidente, pertanto, che “la previsione di un premio in denaro faccia prevalere nel giocatore rispetto al puro svago, l’attrattiva del conseguimento dell’utilità economica”.

La Corte di Cassazione richiama una precedente sentenza (la n. 32835 del 2013), che ha qualificato il Texas Hold’em come gioco di abilità e non come gioco d’azzardo.

Nella sentenza appena citata, tuttavia, si trattava di una diversa fattispecie: era prevista una puntata minima uguale per tutti i giocatori (€ 50,00), il numero massimo di gettoni consegnati era uguale per tutti i partecipanti, il premio consisteva nella partecipazione ad altri tornei in diverse città o in abbigliamento.

Alla luce delle motivazioni sopra descritte, pertanto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso.


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Piaggio in causa contro Peugeot e Yamaha: violati brevetti europei di Piaggio Mp3



Piaggio ha chiesto i danni per concorrenza sleale a Peugeot e Yamaha. Violati brevetti europei dello scooter Mp3


La nota società Piaggio - attualmente guidata da Roberto Colaninno - ha citato in giudizio dinanzi al Tribunale di Milano la Peugeot e la Yamaha, chiedendo il risarcimento danni da concorrenza sleale perchè sarebbero stati violati alcuni brevetti europei depositati per il famoso scooter a 3 ruote Piaggio Mp3, il cui primo modello è stato lanciato sul mercato nel 2006.


Si tratta di un modello sul quale la società di Pontedera ha puntato molto, e le cui vendite - fino ad oggi - sono state molto elevate.


Il Piaggio Mp3 è stato il primo modello di scooter ad essere prodotto in serie con 2 ruote anteriori: ad oggi si conta la vendita di crca 150.000 esemplari.

Basti pensare che il Presidente della Francia Holland è stato fotografato sul Piaggio Mp3 all'epoca della scoperta della liason con l'attrice Julie Gayet.


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Il CDM approva il DEF per il 2015. Da decidere dove spendere il tesoretto di 1,6 miliardi


In serata il CDM approva il DEF. Renzi: "No a nuove tasse. Il bonus di 1,6 miliardi? Bisogna decidere dove spenderlo"


Oggi 11 aprile è stata pubbicata la notizia che nella tarda serata di ieri il Consiglio dei Ministri ha finalmente approvato il DEF (Documento di Economia e Finanza) per il 2015.

Sul sito del Ministero dell'Economia e delle Finanze (dove è disponibile il testo del DEF) oggi è stato pubblicato un comunicato sull'argomento, nel quale si legge che gli obiettivi della politica di bilancio del governo inseriti nel DEF sono "Sostenere la ripresa economica evitando aumenti del prelievo fiscale e allo stesso tempo rilanciando gli investimenti: avviare il debito pubblico (in rapporto al PIL) su un percorso di riduzione, consolidando così la fiducia del mercato e riducendo la spesa per interessi; favorire gli investimenti e le iniziative per consentire un deciso recupero dell'occupazione nel prossimo triennio".

Nel comunicato viene anche spiegato l'iter del DEF : sarà trasmesso in Parlamento, il quale entro il 30 aprile dovrà inviare alla Commissione Europea e al Consiglio dell'Unione Europea due sezioni del medesimo: il Programma di Stabilità e il Programma Nazionale di Riforma.
Nel comunicato si legge che, dopo 3 anni, nel 2015 il PIL raggiunge quota + 0,7 % - circostanza che consentirà, nel prossimo triennio, una politica economica di sostenimento della crescita.

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Avv. Daniela Conte


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Transazioni non occasionali su Ebay: necessaria la partita IVA


Necessaria l'apertura della partita Iva se si concludono molte tranazioni su Ebay. Si tratta di reddito d'impresa

La Commissione Tributaria Provinciale di Roma, con la sentenza n. 7290 del 2015, ha rigettato il ricorso di un contribuente - che esercita l'attività di commercio al dettaglio di prodotti tramite internet - al quale l'Agenzia delle Entrate di Roma aveva contestato la mancata contabilizzazione di ricavi derivanti dalla collocazione in vendita di prodotti sul portale Ebay. Il ricorrente lamentava che, a causa della crisi economica, era stato costretto a vendere una serie di orologi di sua proprietà su Ebay.
 
Precisava, poi, che non sapeva vi fosse l'obbligo di possedere una partita Iva e di tenuta delle scritture contabili per vendere sul famoso portale di annunci. L'Amministrazione finanziaria, costituitasi in giudizio, ha contestato le dichiarazioni del ricorrente, sostenendo che la conclusione di numerose transazioni commerciali sul portale Ebay non può essere considerata attività occasionale, ma attività d'impresa; pertanto, l'atto impositivo impugnato è da considerarsi legittimo. 

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Avv. Daniela Conte 

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IL REATO DI STALKING E’ CONFIGURABILE ANCHE SE NON SUSSISTONO VINCOLI AFFETTIVI CON LA VITTIMA



Il vincolo affettivo o di coniugio costituisce un'aggravante del reato di stalking. L'assenza di tale vincolo, pertanto, non esime dalla condanna, se la condotta del reo integra gli estremi del reato


Con sentenza del 10.09.2014 n. 37448, la Corte di Cassazione ha espresso il seguente, importante principio di diritto: il reato di stalking, ai sensi dell’art. 612 bis c.p., si configura anche nel caso in cui non esistano rapporti affettivi con la vittima, non rilevando, ai fini della punibilità del reato in questione, il legame affettivo tra la vittima e lo stalker.

L’art. 612 c.p., infatti, stabilisce che  “Salvo che il fatto non costituisca più grave reato, è punito con la reclusione da sei mesi a quattro anni chiunque con condotte reiterate, minaccia o molesta taluno in modo da cagionare un perdurante e grave stato d’ansia o di paura, ovvero da ingenerare un fondato timore per l’incolumità propria o di un prossimo congiunto o di persona al medesimo legata da relazione affettiva ovvero da costringere lo stesso ad alterare le proprie abitudini di vita.

La pena è aumentata se il fatto è commesso dal coniuge, anche separato o divorziato o da persona che è o è stata legata da relazione affettiva alla persona offesa, ovvero se il fatto è commesso attraverso strumenti informatici o telematici.

La pena è aumentata fino alla metà se il fatto è commesso a danno di un minore, di una donna in stato di gravidanza o di una persona con disabilità di cui all’art. 3 della legge 5/2/1992 n. 104, ovvero con armi o da persona travisata...”.

Nel caso di specie, la Suprema Corte ha convalidato il divieto di avvicinamento alle persone offese nei confronti di un sessantenne di Sassari che, per reagire ad attività abusive di cava all’interno di una zona sottoposta a vincolo ambientale, aveva deciso di farsi giustizia da sé, compiendo una serie di atti persecutori - consistiti in pedinamenti, appostamenti, minacce, migliaia di telefonate, sms, invio di comunicazioni di vario genere, affissioni di manifesti di contenuto diffamatorio, passaggi sotto casa e sul luogo di lavoro, nei confronti di un gruppo di persone che lavoravano alla cava  - luogo in cui avvenivano le presunte attività abusive.

Il Giudice per le Indagini Preliminari (GIP) di Nuoro rigettava, con ordinanza, la richiesta di revoca della misura cautelare personale ex art. 282 ter c.p.p. (divieto di avvicinamento alle persone offese ed ai luoghi da esse frequentati) disposta per il reato di cui all’art. 612 bis del c.p.

Veniva proposto appello dinanzi al Tribunale di Sassari, il quale – con ordinanza del 22.01.2014 – lo respingeva.

Avverso l’ordinanza sopra citata, l’imputato ha proposto ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione, sulla base dei seguenti motivi:

-          il comportamento di denuncia da lui posto in essere per reagire alle abusive attività di cava su un'area soggetta a vincolo ambientale, mal interpretato dal Tribunale di Sassari per grave carenza investigativa, non può essere considerato atto persecutorio punibile ai sensi dell’art. 612 bis del c.p.;

-          il reato di stalking ex art. 612 bis del c.p. e il divieto di avvicinamento ex art. 282 ter del c.p.p. non sono applicabili al caso di specie, in quanto i vincoli affettivi tra i coniugi parti in causa sono cessati nel 2011, difettando, pertanto, il requisito dell’attualità del vincolo affettivo ai fini dell’applicazione della misura cautelare per il reato in questione.

Con la sentenza che qui si commenta, la Suprema Corte – V Sez. penale - ha respinto il ricorso proposto dal sessantenne sardo, ritenendo infondati entrambi i motivi di ricorso proposti.

In particolare, i Giudici di legittimità non hanno ritenuto accoglibile il primo motivo di ricorso poichè «l'eventuale illegittimità dell'operato delle persone offese non può senz'altro giustificare l'adozione di comportamenti esasperatamente assillanti e invasivi dell'altrui vita privata e dell'altrui tranquillità, quali quelli posti in essere» dall'indagato, il quale aveva invece dato origine a un vero e proprio stillicidio persecutorio determinando di conseguenza, uno squilibrio psicologico nelle persone offese, costringendole a mutare le loro abitudini di vita.

E’ stato, parimenti, ritenuto infondato il secondo motivo di ricorso - in merito alla inconfigurabilità del delitto di cui all’art. 612 bis c.p. allorquando non sussistano vincoli affettivi tra la vittima e l’agente, in quanto “il reato in questione non limita e circoscrive la natura e le qualità della parte lesa, nel senso supposto dal ricorrente”.

In buona sostanza, la Corte di Cassazione ha precisato che la condanna per stalking non colpisce soltanto chi è legato alla persona molestata da «vincoli affettivi» ma anche chi pone in essere atti persecutori nei confronti di un’altra persona, per motivi che nulla hanno a che fare con un rapporto affettivo e di coniugio.

Quanto sopra descritto è confermato dalla sentenza della Corte di Cassazione – III Sez. penale – n. 6384 del 11.02.2014, secondo cui la fattispecie di atti persecutori punibile ai sensi dell’art. 612 bis del codice penale si configura anche nel caso di presenza di uno stato di conflittualità tra ex coniugi, in quanto è sufficiente che la condotta dell’agente abbia provocato nella persona offesa uno stato di ansia e di timore per la propria incolumità.

Nella sentenza sopra citata si legge, altresì, che ai fini della configurabilità del reato di stalking non rileva la sussistenza di vincoli affettivi o di coniugio tra le parti; tale circostanza costituisce esclusivamente un’aggravante ai fini dell’applicazione della pena – che viene aumentata -, come previsto dall’art. 612 – bis, 2^ comma, c.p.

Alla luce di tali motivazioni, la Corte di Cassazione ha confermato la misura cautelare del divieto di avvicinamento alle persone offese nei confronti dell’indagato, rigettato il suo ricorso e condannando lo stesso alla refusione delle spese processuali.

Roma, 13.10.2014

Avv. Serena Rosi

Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners 

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