No al risarcimento danni se non era necessario abbandonare l'appartamento con infiltrazioni

dicembre 26, 2012 0 Comments A+ a-


Non può essere riconosciuto il risarcimento danni per forzato rilascio dell'immobile ad uso abitativo durante i lavori di riparazione dei danni da infiltrazioni , in mancanza di precisi e concreti elementi di prova in merito alla necessarietà dell'abbandono dell'immobile e alle condizioni di inabilità del medesimo 

Tizio - cui, nel corso del giudizio, succedono gli eredi - cita in giudizio il Condominio Caio e le società esecutrici dei lavori di riparazione dei danni da infiltrazioni subìti dal suo immobile a seguito di lavori di riparazione alle tubature dell'impianto di riscaldamento condominiale, allo scopo di ottenere il risarcimento dei danni patiti a seguito delle infiltrazioni e della cattiva esecuzione dei lavori di riparazione, tra i quali quello per il forzato rilascio dell'immobile per più di due anni, durante l'esecuzione dei lavori di riparazione. 

In primo grado, il Tribunale accoglie integralmente la domanda di Tizio, riconoscendo anche una somma a titolo di risarcimento danni per mancato uso dell'immobile. 

La sentenza viene impugnata, e la Corte d'Appello conferma parzialmente la sentenza di primo grado, non ritenendo fondata la domanda di garanzia per i danni da infiltrazioni e quella per l'abbandono e il mancato utilizzo dell'immobile. 

La sentenza viene impugnata con ricorso dinanzi alla Corte di Cassazione

La Suprema Corte osserva che manca una valida prova " sul carattere necessitato dell'abbandono e, con esso, sulle condizioni di inabilità dell'immobile ", aggiungendo che " dall'esclusione di una valida prova del carattere necessitato dell'abbandono deriva la conclusione della volontarietà della condotta dei danneggiati, la quale non potrebbe quindi giammai costituire fondamento per un diritto al risarcimento del danno a carico di altri, in virtù dei principi generali in materia ". 

I Giudici di legittimità precisano che manca, altresì, la prova delle condizioni di inabitabilità dell'immobile tale da giustificare il suo forzato abbandono e che la Consulenza Tecnica d'Ufficio non descrive condizioni dell'immobile tali da causarne l'inabitabilità. 

Per i motivi sopra citati la Corte di Cassazione - Sez. 3^ Civile - con la sentenza n. 22923 depositata il 13.12.2012 ha rigettato il ricorso principale, condannando i ricorrenti al pagamento delle spese di giudizio. 


Roma, 26 dicembre 2012 

Avv. Daniela Conte 



RIPRODUZIONE RISERVATA 

Per consulenze professionali (anche personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di risarcimento danni e controversie condominiali, contattare i professionisti membri dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org.   



La Cassazione dice no all'assegno di mantenimento all'ex coniuge che lamenta di non poter più fare viaggi o indossare vestiti eleganti

dicembre 26, 2012 0 Comments A+ a-


Non può essere riconosciuto l'assegno di mantenimento all'ex coniuge che lamenta di non poter più condurre lo stesso tenore di vita che conduceva durante il matrimonio, in particolare di non poter più fare viaggi e indossare vestiti eleganti - soprattutto in mancanza di elementi di prova concreti -

Come ben sappiamo, la controversia in merito all'assegno di mantenimento - per i figli o per l'ex coniuge - è uno dei più ricorrenti "terreni di scontro" tra gli ex coniugi nei procedimenti per separazione  - giudiziale o consensuale - e divorzio

Ora, se il mantenimento è sicuramente dovuto laddove sia necessario per soddisfare le necessità primarie dell'ex coniuge e dei figli, qualche dubbio può sorgere in merito al riconoscimento di un assegno di mantenimento per soddisfare esigenze c.d. voluttuarie - quali possono essere viaggi, vestiti firmati, ecc. -.

E infatti, la Corte di Cassazione, 1^ Sez. Civile - con la sentenza n. 22949, depositata il 13.12.2012 - ha ritenuto corretta la decisione della Corte d'Appello di non riconoscere l'assegno di mantenimento a Tizia, sulla scorta delle motivazioni alla base della richiesta da parte di quest'ultima. 

Tizia e Caio, infatti, propongono domanda di separazione giudiziale. In primo grado, il Tribunale emette sentenza di separazione, assegnando la casa familiare a Tizia e riconoscendo un assegno di mantenimento in favore della figlia Tizietta; al contrario, nega il riconoscimento di un assegno di mantenimento in favore di Tizia - che ne ha fatto richiesta -.

La sentenza viene confermata in secondo grado dalla Corte d'Appello, la quale sottolinea che non vi è grande divario tra il reddito di Caio (circa € 1.200,00 mensili netti) e quello di Tizia (circa € 900,00 mensili); in più, Tizia abita nella casa familiare di proprietà di entrambi i coniugi e a carico di Caio è posto un assegno di mantenimento mensile in favore della figlia Tizietta. 

Tizia propone ricorso presso la Corte di Cassazione. 

La Suprema Corte osserva che la richiesta di Tizia è basata su motivazioni " apodittiche e non confortate da riscontri oggettivi " . 

La ricorrente lamenta, infatti, di non poter più condurre il medesimo tenore di vita goduto durante il matrimonio; in particolare, non può più " ... fare viaggi, andare a cena fuori, vestire con abiti eleganti... ". 

I Giudici con l'ermellino ritengono che le motivazioni sopra citate siano "  connotate da genericità e risultano comunque poco significative ".

Proprio per questi motivi la Corte di Cassazione - con la sentenza in commento - ha rigettato il ricorso di Tizia. 

Roma, 26 dicembre 2012 


Avv. Daniela Conte




RIPRODUZIONE RISERVATA 

Per consulenze professionali (anche personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di diritto di famiglia, contattare i professionisti membri dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org.   



 




Commette il reato di violazione di domicilio la suocera che non vuole andare via dalla casa abitata dalla ex nuora

dicembre 09, 2012 0 Comments A+ a-

Scena tratta dal film "Quel mostro di suocera"
La suocera si "piazza" nella casa abitata dalla ex nuora con la scusa di dover curare il figlio - che si è trasferito in un altro luogo -: se la nuora la "caccia" e non va via, è colpevole del reato di violazione di domicilio

Quante battute e gags si sono sempre susseguite in merito ai rapporti - spesso conflittuali - tra suocera e nuora!!

Ebbene, anche la Corte di Cassazione - trovatasi ad esaminare un caso di rapporti tra suocera e nuora - ha detto la sua in materia. 

La fattispecie oggetto della sentenza della Corte di Cassazione n. 47500 del 6 dicembre 2012 è la seguente: Tizia - suocera di Caia - si trasferisce nell'abitazione familiare nella quale vive quest'ultima con la scusa di dover curare il figlio Mevio (che nel frattempo, a seguito di separazione di fatto con Caia, si è trasferito in altra casa). 

Caia dice a Tizia di andare via dalla casa, ma quest'ultima si rifiuta di farlo. 

Caia, allora, cita in giudizio Tizia per il reato di violazione di domicilio, disciplinato dall'art. 614 c.p. - il cui 2^ comma prevede che " Alla stessa pena soggiace chi si trattiene nei detti luoghi contro l’espressa volontà di chi ha diritto di escluderlo, ovvero vi si trattiene clandestinamente o con inganno" -.

In primo grado la suocera - arzilla 90enne - viene condannata a sei mesi di reclusione, ridotti a quattro mesi con il giudizio di appello. 

Il caso "approda" davanti alla Corte di Cassazione

I Giudici con l'ermellino osservano che, allorquando una coppia si è separata, la suocera non ha più il diritto di abitare nella casa nella quale è rimasta a vivere soltanto la ex nuora. 

In particolare, nella sentenza in commento si legge che " nel caso in cui, all'esito di una separazione di fatto, uno dei coniugi abbia abbandonato l'abitazione familiare, trasferendosi a vivere altrove, l'unico titolare del diritto di esclusione dei terzi va individuato nel coniuge rimasto nell'abitazione familiare, con conseguente configurabilità del delitto di violazione di domicilio nei confronti di chi vi si introduce o vi si intrattiene contro la volontà espressa o tacita di quest'ultimo ovvero clandestinamente o con l'inganno, ivi compreso il coniuge trasferitosi a vivere altrove ".

Questo significa che Caia, nel caso di specie, è titolare del diritto di impedire a Tizia di continuare ad abitare nell'abitazione familiare; se quest'ultima non ottempera all'invito ad andarsene dalla casa, è responsabile per il reato di violazione di domicilio

Per i motivi sopra descritti, la Corte di Cassazione ha ritenuto corretta la pena comminata dal Giudice di merito, decidendo, tuttavia, di  concedere la sospensione condizionale della pena. 

Roma, 9 dicembre 2012 

Avv. Daniela Conte 



RIPDODUZIONE RISERVATA 

Per consulenze professionali (anche personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di diritto di famiglia, contattare i professionisti membri dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org.   



Il motociclista non mantiene la distanza di sicurezza e investe un pedone? E’ responsabile per omicidio colposo

dicembre 09, 2012 0 Comments A+ a-



Il motociclista che non mantiene la distanza di sicurezza dal veicolo che lo precede non è in grado di porre in essere tutte le necessarie manovre di emergenza per evitare eventuali situazioni quali l'attraversamento di un pedone. Pertanto, in caso di investimento di pedone - deceduto a causa dell'impatto - è responsabile per il reato di omicidio colposo

Tizio, alla guida di una motocicletta, investe il pedone Caio – che stava attraversando sulle strisce pedonali-.


L’investimento causa il decesso di Caio.

Tizio, allora, viene citato in giudizio per il reato di omicidio colposo.

In primo grado e in appello, l’imputato viene condannato ad otto mesi di reclusione per il reato di omicidio colposo. Secondo i Giudici di merito, infatti, non aveva mantenuto la distanza di sicurezza dal veicolo che lo precedeva e, pertanto, non era riuscito a mantenere il controllo del proprio motoveicolo, non avendo la possibilità di mettere in atto tutte le manovre di sicurezza per evitare l’impatto con il pedone.

Il caso finisce davanti alla Corte di Cassazione.

I Giudici di legittimità prendono le mosse dalle risultanze di tutti i mezzi di prova espletati nel corso del giudizio di merito.

Le circostanze emerse sono le seguenti:
  • Il motociclista si è avvicinato troppo al veicolo che lo precedeva;
  • Il medesimo non ha potuto mettere in atto tutte le misure di sicurezza necessarie, non avendo potuto mantenere il pieno controllo del motoveicolo da lui condotto;
  • Il motociclista non è stato in grado di reagire alla situazione determinata dall’attraversamento del pedone e, di conseguenza, non ha potuto mettere in atto le necessarie manovre di emergenza e non ha potuto evitare l’investimento.
La Suprema Corte concorda con il ragionamento seguito dalla Corte d’Appello, la quale ha indicato nella condotta di cui sopra quella Tizio avrebbe dovuto porre in essere allo scopo di evitare l’investimento del pedone.

I Giudici di secondo grado hanno, altresì, approfondito la questione dell’efficienza causale della violazione della condotta sopra descritta, desumendone la conferma della condanna di cui alla decisione di primo grado.

Alla luce di quanto detto, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la sentenza della Corte d’Appello e condannando Tizio al pagamento delle spese del procedimento, nonchè della somma di € 1.000,00 in favore della Cassa delle Ammende, a titolo di sanzione pecuniaria.


Roma, 9 dicembre 2012



  


RIPRODUZIONE RISERVATA

Per consulenze professionali (anche personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di risarcimento danni e infortunistica stradale, contattare i professionisti membri dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org.  

Si alla mediazione: presso un organismo serio, con buona professionalità e mediatori competenti!

dicembre 04, 2012 0 Comments A+ a-



Secondo il parere del Giudice, gli elementi istruttori evidenziano l'opportunità che le parti tentino la conciliazione mediante la procedura di mediazione: purchè si tratti di un tentativo serio, presso un organismo dotato di buona professionalità e di mediatori competenti

Siamo ancora in attesa delle famose (o famigerate) motivazioni dell’ormai arcinota sentenza della Corte Costituzionale del 23 ottobre 2012, ed ecco che un’interessante decisione di questi giorni riporta alla ribalta l’istituto della mediazione, trovando un’insperato sostenitore nel giudice…


La fattispecie oggetto della decisione è un caso complesso di vendita di un medesimo immobile effettuata due volte, a due soggetti diversi.

Viene chiesto il risarcimento dei danni – incluso il danno esistenziale -.

Ma ecco il colpo di scena: il Giudice, valutati gli elementi istruttori, ritiene opportuno invitare le parti ad esperire la procedura di mediazione!

Com’è noto, infatti, l’art. 5 – 2^ comma – del D. Lgs. n. 28 del 2010 stabilisce che ” Fermo quanto previsto dal comma 1 e salvo quanto disposto dai commi 3 e 4, il giudice, anche in sede di giudizio di appello, valutata la natura della causa, lo stato dell’istruzione e il comportamento delle parti, puo’ invitare le stesse a procedere alla mediazione. L’invito deve essere rivolto alle parti prima dell’udienza di precisazione delle conclusioni ovvero, quando tale udienza non e’ prevista, prima della discussione della causa. Se le parti aderiscono all’invito, il giudice fissa la successiva udienza dopo la scadenza del termine di cui all’articolo 6 e, quando la mediazione non e’ gia’ stata avviata, assegna contestualmente alle parti il termine di quindici giorni per la presentazione della domanda di mediazione“.

Ebbene si: anche il Giudice, se lo ritiene opportuno, può sospendere il processso ed invitare le parti ad “andare in mediazione“.

Ma l’aspetto più interessante (o meglio, innovativo) della decisione che qui si commenta – ordinanza del Tribunale di Roma, Sezione distaccata di Ostia, del 26.11.2012 – è che il Giudice fa una raccomandazione: la mediazione non essendo obbligatoria, ha un senso solo se esperita bene e con lealtà, davanti ad un organismo serio ed efficiente, fornito di buona professionalità e mediatori competenti“.

Sulla base di questa decisione, il Giudice ha sospeso il procedimento in attesa dell’esperimento della procedura di mediazione.

L’ordinanza che qui si commenta, a parere della scrivente, fornisce alcuni interessanti spunti in merito a quale potrebbe essere uno degli aspetti della mediazione su cui intervenire nel breve termine: la formazione adeguata degli aspiranti mediatori, nonchè la loro professionalità e competenza.

Questo potrebbe servire a ridare nuova linfa all’istituto della mediazione - ultimamente piuttosto “bistrattato” -, che magari (che torni ad essere obbligatoria per le materie previste dal D. L. 28/2010 o meno) troverebbe spinta “propulsiva” anche da parte dei Giudici….

Roma, 4 dicembre 2012


RIPRODUZIONE RISERVATA

RCAUTO: stop al tacito rinnovo dei contratti

dicembre 01, 2012 0 Comments A+ a-


Un emendamento al nuovo D.L. Sviluppo - in esame in Parlamento - prevede che i contratti di assicurazione per la RCauto abbiano durata annuale. Non sarà più valida ed efficace, pertanto, la clausola di tacito rinnovo dopo la data di scadenza del contratto, in caso di mancata comunicazione della disdetta nei termini previsti

La bozza del nuovo “Decreto Sviluppo” – che dovrebbe essere approvato a breve – prevede una importante novità in materia di contratti per RCauto.

E’ stato, infatti, presentato un emendamento, a norma del quale i contratti di assicurazione obbligatoria per la responsabilità civile derivante dalla circolazione di veicoli e natanti hanno durata annuale o, tutt’al più, di un anno più frazione – se l’assicurato decide in quest’ultimo senso -.

Ma vi è di più.

Nell’ipotesi in cui l’assicurato dovesse decidere di non rinnovare il contratto alla scadenza, il medesimo si intenderebbe automaticamente risolto alla data di scadenza naturale.

Non sarebbe necessario, pertanto, inviare comunicazione di disdetta alla compagnia assicuratrice.

Questo significa che non si applicherebbe più la regola del tacito rinnovo del contratto di assicurazione nell’ipotesi di mancata comunicazione della disdetta entro il termine previsto.

E ancora, la società assicuratrice deve mantenere l’operatività della polizza per 15 giorni dopo la scadenza, allo scopo di consentire la stipula di un nuovo contratto di assicurazione.

Nel testo della bozza del D.L. Sviluppo si legge, poi, che “…Le clausole di  tacito rinnovo eventualmente previste nei contratti stipulati precedentemente all’entrata in vigore del presente decreto, a far data dal 1 gennaio 2014 si intendono prive di efficacia e come non apposte, con conseguente cessazione del contratto alla sua naturale scadenza“.

La nuova regola “si applica anche agli altri contratti assicurativi eventualmente stipulati in abbinamento a quello di assicurazione obbligatoria della responsabilita’ civile derivante dalla circolazione di veicoli e natanti“.

I contratti di cui si parla nel testo normativo appena citato sono, ad esempio, quelli relativi all’infortunio del conducente, che normalmente vengono stipulati unitamente ai contratti per la RCauto.

Tali contratti spesso creano problemi agli assicurati per quanto riguarda la disdetta.

Ad essi, infatti, non si applicano le normali regole sulla disdetta – prevviso di 15 giorni prima della data di scadenza -, ma quest’ultima deve essere comunicata con 60 giorni di anticipo, come accade per le polizze danni.

Le novità sopra descritte sono sicuramente molto importanti.

La clausola del tacito rinnovo, infatti, viene normalmente inserita nei contratti di assicurazione per la RCauto, e molte volte si dimentica di comunicare l’eventuale disdetta nei termini previsti.

L'unica perplessità riguarda il fatto che le società assicuratrici potrebbero "approfittare" della nuova regola prevista - rinnovo del contratto assicurativo ogni anno - per applicare ogni volta nuovi aumenti.

Ma speriamo, fiduciosi, che il Parlamento tuteli, in proposito, gli utenti/consumatori.

Roma, 1 dicembre 2012

Avv. Daniela Conte


RIPRODUZIONE RISERVATA 
Per consulenze professionali (anche personalizzate) e assistenza legale, fiscale, tecnica, ecc. in materia di condominio, contattare i professionisti membri e Partners dello Studio Legale Avv. Daniela Conte & Partners al seguente indirizzo email: avvdanielaconte@newsgiustizia.org.