Protesi Pip: un migliaio di donne sudamericane fanno causa

gennaio 11, 2012 0 Comments A+ a-

Le protesi "Pip"
In Sudamerica è stata avviata la prima azione legale di risarcimento per le protesi Pip illegali. Intanto, è stato denunciato anche l'ente certificatore tedesco TUV Rheinfeld

La vicenda delle protesi per il seno "Pip" (Poll implants prothesis) è ormai nota a tutti. Nel mondo si ritiene siano state impiantate in 300.000 donne.

Pochi giorni fa, l'ideatore delle protesi Jean Claude Mas ha "candidamente" dichiarato : "sapevo che il gel non era certificato. L’ho fatto consapevolmente perché il gel Pip era più economico e la resa migliore".

Ed è vero: il gel di produzione americana utilizzato da Mas - la cui azienda, a seguito della denuncia dell'organo di controllo tedesco TUV Rheinfeld, è stata posta in liquidazione nel 2010- è denominato Nusil e costa 5 Euro al litro, contro i 35 Euro del gel dichiarato alle autorità. 

Mas sostiene che il gel "non è dannoso per la salute" : intanto, secondo stime ufficiali, sarebbero 1143 gli "impianti" rotti accertati, un migliaio i casi di infiammazioni al seno che hanno reso necessario l'espianto. In Francia si parla anche di 20 casi di cancro al seno; tuttavia, non è ancora certo il nesso di causalità con le protesi "Pip" impiantate

Secondo quanto dichiarato da Mas, la frode delle protesi "Pip" è iniziata nel 2001. Si trattava di un meccanismo ben rodato, e i controlli di TUV Rheinfeld - azienda leader a livello internazionale - erano di "routine" : "Eravamo al corrente della visita del TUV dieci giorni prima. Davo quindi l'ordine di nascondere tutti i documenti relativi al gel non conforme e gli impiegati si occupavano di nasconderli. L'ho fatto per tredici anni senza problemi ", è quello che ha dichiarato in proposito Jean Claude Mas.

Secondo quanto riportato dal quotidiano francese Le Figaro, alcuni medici avevano allertato l'Afssaps - Agenzia sanitaria - già a partire dal mese di febbraio del 2008, segnalando diversi casi di rotture sospette delle protesi "Pip" impiantate e inviando numerosi campioni di protesi difettose. Tuttavia, la risposta è arrivata soltanto nel 2010 -quando le protesi "Pip" sono state ritirate dal mercato perchè giudicate a rischio di rottura-.

In Inghilterra il Governo ha comunicato che riborserà per intero l'operazione alle donne che decideranno di togliere le protesi difettose.

In Francia sono stati effettuati già 672 espianti; in Cina sono stati accertati 912 casi di protesi "Pip" impiantate. Il Governo francese ha consigliato la rimozione degli impianti.

Fino ad oggi sono state avviate circa 450 azioni legali di risarcimento danni in tre diversi Stati. L'ultima, in ordine di tempo, è l'azione legale proposta da circa mille donne argentine e venezuelane: il loro legale Arie Alimi ha dichiarato che l'azione è nei confronti della Compagnia e del suo fondatore Jean Claude Mas

E in Italia ? A quanto si apprende, l'Autorità Sanitaria sta indagando per accertare i casi di impianto delle protesi "Pip". 

Un caso è sicuramente quello della signora Ornella, che -secondo quanto riportato sul sito del quotidiano Corriere della Sera - nel 2006 si era rivolta ad uno dei migliori professionisti di Roma e aveva accettato di farsi impiantare le protesi "Pip".
La donna, 50enne, ha dichiarato che - dopo la scoperta della pericolosità delle protesi impiantate - " Ho telefonato alla professoressa Adriana Bonifacino, la senologa del Sant’Andrea di Roma, di cui mi fido molto. Mi ha fatto ragionare. Mi ha consigliato di eseguire una risonanza magnetica con mezzo di contrasto tra il settimo e il quattordicesimo giorno dal ciclo per controllare anche la ghiandola mammaria e i tessuti. Non sono ancora in menopausa e questi sono i tempi per l’esame. Informazioni che dovrebbero essere comunicate dal ministero della Salute. Perchè immagino che molte non sapranno come comportarsi. In ogni caso questa protesi andrà tolta anche se non avrò subito danni. Lo voglio io e me lo ha raccomandato la professoressa. Lei sarebbe tranquilla girando con un pezzo di plastica tossica infilato sotto la sua pelle? ". 

L'Associazione dei consumatori CODACONS ha avviato un'azione legale collettiva, con richiesta di rimborso del costo dell'impianto delle protesi "Pip" e di risarcimento danni per l'importo di 5.000,00 Euro per i rischi per la salute che stanno correndo e potrebbero correre le donne operate. 

Infine, è di queste ore la notizia che i distributori di impianti di Italia, Bulgaria e Brasile hanno denunciato l'ente certificatore TUV Rheinfeld, accusato di non avere sottoposto a test un singolo prodotto e di non avere mai fatto verifiche "a sorpresa", durante gli anni nei quali le protesi "Pip" sono state prodotte.

Il processo sarà celebrato davanti al Tribunale di Marsiglia nel mese di ottobre del 2012.


Roma, 11 gennaio 2012               Avv. Daniela Conte

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