"Ti ammazzo", dice il marito alla moglie. Se la frase incute timore, per la Cassazione è reato

dicembre 17, 2011 0 Comments A+ a-


Caia denuncia Tizio - coniuge con il quale è in fase di separazione- per percosse e minacce gravi.

Alla base dell'accusa, le lesioni - certificate - causate dalle percosse e la frase "ti ammazzo", pronunciata nel corso di un litigio. Nel corso del giudizio, Caia - costituitasi parte civile - rende dichiarazione testimoniale.

Il Giudice di Pace accoglie la domanda di Caia. Tizio propone ricorso in Cassazione

La Suprema Corte osserva che l'espressione "ti ammazzo" costituisce reato allorquando provoca timore nella persona cui è indirizzata. I Giudici di legittimità aggiungono che la reazione dell'uomo e della donna comune di fronte ad una minaccia di morte violenta è quella di sentirsi limitati nella propria libertà, e irrilevante è la "concretezza" della limitazione.

A nulla è valsa la difesa di Tizio, il quale ha eccepito che Caia ricorreva a "insulti di pari volgarità" e che ha aspettato 10 giorni prima di fare la denuncia, continuando a vivere sotto lo stesso tetto (pertanto, non doveva avere una gran paura).

Per i motivi sopra descritti la Corte di Cassazione - 5^ Sez. penale - con la sentenza n. 46542 del 15 dicembre 2011 ha rigettato il ricorso di Tizio, confermando la sentenza impugnata.

Roma, 17 dicembre 2011                Avv. Daniela Conte

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