Torino: Il Giudice chiede all'interprete islamica di togliere il velo, ma lei preferisce lasciare l'aula

novembre 15, 2011 0 Comments A+ a-

Il Tribunale penale di Torino
Tribunale penale di Torino, 14 ottobre 2011. Nell'aula 45 sta per celebrarsi l'udienza penale della prima sezione, presieduta dal Presidente Giuseppe Casalbore - che si occupa anche del  maxi processo " Eternit " -. 

Una delle cause che devono essere trattate riguarda un caso di estorsione tra due cittadini maghrebini. Vi è controversia riguardo una traduzione e il PM conferisce incarico ad un'interprete di arabo allo scopo di dirimere la controversia.

Si presenta Fatima M., di fede islamica, che da alcuni mesi ricopre l'incarico - precario - di fonica incaricata delle registrazioni per le udienze e, per arrotondare, fa qualche traduzione. Ha il capo coperto da un velo e il volto scoperto.

Il Giudice le chiede di scoprirsi il capo in quanto previsto dalla legge. Infatti, l'art. 129 cod. proc. civile stabilisce che "Chi interviene o assiste all'udienza non puo' portare armi o bastoni e deve stare a capo scoperto e in silenzio".  La norma del codice penale che prevedeva una regola analoga è stata, invece, abrogata. L'art. 471 del cod. di proc. penale vigente stabilisce, infatti, che "2. Non sono ammessi nell’aula di udienza coloro che non hanno compiuto gli anni diciotto, le persone che sono sottoposte a misure di prevenzione e quelle che appaiono un stato di ubriachezza, di intossicazione o di squilibrio mentale.
3. Se alcuna di queste persone deve intervenire all’udienza come testimone, è fatta allontanare non appena la sua presenza non è più necessaria.
4. Non è consentita la presenza in udienza di persone armate, fatta eccezione per gli appartenenti alla forza pubblica, né di persone che portino oggetti atti a molestare. Le persone che turbano il regolare svolgimento dell’udienza sono espulse per ordine del presidente o, un sua assenza, del pubblico ministero, con divieto di assistere alle ulteriori attività processuali
"
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L'interprete, tuttavia, preferisce rinunciare all'incarico e allontanarsi dall'aula, e si sfoga con i colleghi dicendo che "Per tutti gli altri giudici questo non è un problema". 

La questione, ovviamente, ha suscitato polemiche. Ultimamente si sono verificati altri casi, come quello della donna con il niqab (il velo integrale islamico) allontanata da un'aula del Tribunale di Mantova su richiesta di un avvocato leghista, che aveva invocato la legge antiterrorismo. In quest'ultimo caso, però, la donna indossava il velo integrale, che copre tutto il viso.

Alla luce di quest'ultimo episodio, il Presidente del Tribunale di Torino ha posto alla Corte di Cassazione un quesito, affinchè precisi "a quali regole debba attenersi il magistrato che dirige l'udienza, sia civile che penale, onde poter fornire ai giudici del Tribunale indicazioni per una condotta uniforme e rispettosa dei diritti individuali della persona".

Roma, 15 novembre 2011            Avv. Daniela Conte 

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