Intesa San Paolo e la "commissione di massimo scoperto": la Corte d'Appello dichiara ammissibile la class action. E' la prima volta in Italia

settembre 26, 2011 0 Comments A+ a-

La prima class action dichiarata ammissibile in Italia
La Corte d'Appello di Torino ha dichiarato ammissibile, in via definitiva, la class action promossa dall'Associazione Altroconsumo nei confronti di Intesa San Paolo - l'Istituto bancario con il maggior numero di correntisti in Italia - per contestare l'applicazione "occulta" delle commissioni di massimo scoperto. E' stato, infatti, respinto il ricorso in appello della Banca.

Si tratta di un'importante novità, perchè per la prima volta in Italia viene dichiarata ammissibile una class action nei confronti di un importante istituto bancario per una questione che coinvolge migliaia di consumatori; potrebbe costituire un precedente "pesante". 

Nel provvedimento della Corte d'Appello si legge che Altroconsumo "rappresenta adeguatamente l'interesse dei correntisti" e di conseguenza, ha diritto ad agire per la loro tutela giudiziaria

La commissione di massimo scoperto - si tratta della somma da pagare nell'ipotesi in cui il conto va "in rosso" - è stata vietata con il D.L. n. 185 del 2008, convertito in Legge nel 2009; tuttavia, molte banche - tra le quali Intesa San Paolo, Unicredit, Banca Sella - continuano ad applicarla con nomi diversi, come "commissione per scoperto di conto", "commissione per mancanza di fondi", e così via. 

Nel caso di specie, Intesa San Paolo - a seguito dell'entrata in vigore del D.L. 185/2008 - aveva sostituito la commissione di massimo scoperto con la "commissione per scoperto di conto" - che consiste nel pagamento della somma di 2 Euro ogni mille o frazione di mille e per ogni giorno di conto "in rosso", fino all'importo massimo di 100 Euro ogni 3 mesi.

Ora l'Autorità Giudicante dovrà stabilire i tempi e i modi per la raccolta di adesioni e l'avvio della class action. E' da tenere presente che si tratta, per lo più, della tutela di una questione di principio, dal momento che nella maggior parte dei casi la somma da recuperare non supera i 10 Euro. 

Roma, 26 settembre 2011             Avv. Daniela Conte 

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