Roma: balla nudo a Campo Dè Fiori, viene pestato da tre balordi

marzo 30, 2011 1 Comments A+ a-

Una sera come tante altre nella notissima Campo Dè Fiori a Roma. Un ragazzo, ubriaco, comincia a ballare nella fontana della Piazza e, incitato dalla folla, improvvisa uno spogliarello, denudandosi completamente. Gli amici cercano di portarlo via.

Improvvisamente, si avvicinano tre balordi che cominciano a pestarlo con calci, pugni e continuano anche quando il giovane cade a terra privo di sensi. La folla di giovani intorno non fa nulla. Finalmente qualcuno avverte la polizia; i balordi scappano senza che nessuno li fermi. 

Il giovane pestato è stato ricoverato in ospedale, dove dovrà rimanere sotto osservazione per qualche giorno. 

Un video che riprende tutta la scena è pubblicato sul canale You Tube de Il Fatto Quotidiano


Attenzione: il video contiene immagini forti, quindi se ne raccomanda la visione ad un pubblico adulto. 

Roma, 30 marzo 2011          Avv. Daniela Conte

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Abruzzo: figlio strangola il padre per il posizionamento di una sedia in cucina

marzo 30, 2011 0 Comments A+ a-

Tragedia a Loreto Aprutino, in Abruzzo. Paolo Cocchini, meccanico disoccupato di 47 anni, avrebbe ucciso mediante strangolamento il padre Vincenzo Cocchini, di 76 anni, vedovo pensionato, con il quale viveva. Il presunto omicida è in cura per stati depressivi.
A chiamare la polizia è stato l'altro figlio, che abita al piano sottostante l'abitazione dove è avvenuta la tragedia. 

L'omicidio sarebbe avvenuto in cucina, sembra a causa di una discussione per il posizionamento di una sedia. 
 
La polizia ha rintracciato Paolo Cocchini a poca distanza dall'abitazione in stato confusionale; l'uomo avrebbe fatto le prime ammissioni. E' accusato di omicidio aggravato.

Roma, 30 marzo 2011         Avv. Daniela Conte

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Canada: class action nei confronti di Visa, Mastercard e delle più importanti Banche del Paese

marzo 30, 2011 0 Comments A+ a-

Mary Watson, proprietaria di un negozio di mobili a Vancouver (in Canada) ha proposto un'azione legale, a nome dei negozianti che accettano carte di credito Visa e Mastercard, presso la Corte Superiore della B.C. 

L'azione è diretta nei confronti di Visa, Mastercard, Bank of Montreal, Scotiabank, Cibc, Royal Bank, TD Bank, National Bank, Bank of America, Desjardins, Capital One e Citygroup.

La richiesta di risarcimento è fondata su una presunta "cospirazione" delle compagnie di credito e delle banche allo scopo di obbligare i negozianti ad accettare tutte le loro carte di credito (anche quelle le cui tariffe sono più alte per i negozianti al dettaglio). In sostanza, il modello attuale prevede che i negozianti devono riconoscere alle società come Visa e Mastercard, alle banche, ecc. una percentuale che varia in base al tipo di carta utilizzata (quella base prevede una tariffa più bassa, ma altre versioni, che consentono di raccogliere punti, hanno un costo maggiore per i negozianti al dettaglio). 

Non è stata richiesta una somma precisa a titolo di risarcimento danni, ma l'azione è diretta ad ottenere danni generali e punitivi, nonchè un ingiunzione allo scopo di impedire a società come Visa, Mastercard, ecc. di mettersi d'accordo per alzare, fissare o stabilizzare le tariffe applicate.

Roma, 30 marzo 2011            Avv. Daniela Conte

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Il legatario che vuole conseguire la legittima deve rinunciare in forma scritta al legato comprensivo di immobili

marzo 29, 2011 0 Comments A+ a-

Tizio dispone per testamento, ai sensi dell’ art. 551 cod. civ., un legato comprensivo di beni immobili in favore del legittimario Caio. Quest’ultimo, se intende conseguire la legittima, deve rinunciare al lascito in forma scritta ex art. 1350, n. 5, cod. civ.

E’ quanto ha stabilito la Corte di Cassazione, a Sezioni Unite civili, con sentenza depositata il 29 marzo 2011, che dirime un contrasto giurisprudenziale confermando l’orientamento più risalente.

Secondo i Giudici di legittimità, l’art. 551 cod. civ. (a norma del quale “Se a un legittimario è lasciato un legato in sostituzione della legittima, egli può rinunziare al legato e chiedere la legittima. Se preferisce di conseguire il legato, perde il diritto di chiedere un supplemento, nel caso che il valore del legato sia inferiore a quello della legittima, e non acquista la qualità di erede. Questa disposizione non si applica quando il testatore ha espressamente attribuito al legittimario la facoltà di chiedere il supplemento. Il legato in sostituzione della legittima grava sulla porzione indisponibile. Se però il valore del legato eccede quello della legittima spettante al legittimario, per l’eccedenza il legato grava sulla disponibile“)  impone una espressa rinuncia al legato, se il legittimario vuole acquisire la quota che gli spetta.

Pertanto, nel caso di specie ha errato il Giudice di merito laddove ha escluso che il legato in sostituzione di legittima si acquisisce ope legis e, pertanto, non è necessaria la forma scritta della rinuncia al lascito poichè riguarda beni immobili.

La Suprema Corte ha ritenuto correttamente applicabile, nel caso di specie, la tesi secondo cui il legatario che desidera rinunciare al lascito si priva di un diritto già compreso nel suo patrimonio; pertanto, è necessario che la rinuncia sia fatta in forma scritta. Dall’interpretazione dei due commi dell’art. 551 cod. civ. si deduce, infatti, che la mancata rinuncia al legato in sostituzione di legittima impedisce di chiedere sia la legittima, sia un supplemento di quest’ultima nell’ipotesi in cui il valore del legato sia inferiore alla stessa (ad eccezione dell’ipotesi in cui il testatore abbia espressamente attribuito al legittimario la facoltà di chiedere il supplemento).

L’orientamento giurisprudenziale contrario, secondo cui l’acquisizione ope legis della legittima determinerebbe un effetto discriminatorio tra il chiamato all’eredità e il legittimario cui sia stato attribuito un legato in sostituzione di legittima, non è corretto perchè i due soggetti hanno una diversa condizione giuridica (il secondo è da considerarsi un legatario almeno finchè non manifesta la volontà di conseguire la quota di legittima).
Per i motivi suindicati, la Corte di Cassazione ha accolto il ricorso, cassando la sentenza impugnata.

Roma, 29 marzo 2011                                 Avv. Daniela Conte

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Se il padre si disinteressa dei figli, è legittimo l'affidamento esclusivo alla madre

marzo 26, 2011 0 Comments A+ a-

Con sentenza depositata il 2 marzo 2011, il Tribunale dei Minorenni di Trieste ha disposto l’affidamento esclusivo della figlia minore Tizietta alla madre Tizia a seguito dell’accertato disinteresse di Caio, padre naturale.

Tizia è costretta ad abbandonare il domicilio familiare a seguito di presunti episodi di maltrattamenti subìti da parte di Caio (in proposito viene depositato  in corso di causa un referto medico attestante lo “stato di agitazione” a seguito di “aggressione verbale da parte di persona conosciuta”).
Tuttavia, si rivolge ad un Consultorio familiare allo scopo di ottenere sostegno e mediazione nei confronti di Caio.

Un operatrice del Consultorio dichiara, in sede di prova testimoniale, di avere contattato il padre naturale di Tizietta, informandolo del luogo dove si trovava Tizia con la figlia e di avergli offerto la possibilità di riprendere subìto i contatti con quest’ultima, ma Caio (nonostante fosse in possesso di tutti i recapiti di Tizia e del personale del Consultorio) non si è mai messo in contatto con nessuno di loro.

Alla luce dei mezzi di prova espletati in corso di causa, pertanto, il Tribunale ha ritenuto dimostrata “l’incuria paterna per ragioni non imputabili all’allontanamento della madre” e, di conseguenza, ha disposto l’affidamento esclusivo di Tizietta alla madre sospendendo, altresì, le visite paterne in attesa di una eventuale regolamentazione a seguito di graduale ripresa delle stesse “subordinatamente ad eventuale domanda paterna”.

Il Tribunale si è pronunciato, infine, in merito alla quantificazione dell’obbligo di contribuzione al mantenimento della figlia minore da parte di Caio (che non si è costituito in giudizio, rimanendo contumace), ponendo a carico di quest’ultimo il versamento di una somma mensile quantificata in base a presunzioni (l’età, le condizioni di salute e la minima potenzialità astratta di reddito).

Roma, 26 marzo 2011           Avv. Daniela Conte

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Cassazione: il comodato gratuito per oltre venti anni è da considerarsi "a vita"

marzo 25, 2011 0 Comments A+ a-

Tizio concede gratuitamente al figlio e alla nuora  alcuni beni di sua proprietà nei primi anni '80.  Nel 1996 cede alla nuora la nuda proprietà degli stessi, riservando per sè l'usufrutto e, infine, nel  mese di giugno del 2001 cita in giudizio il figlio e la nuora per ottenere la restituzione dei beni. 

I convenuti si costituiscono in giudizio chidendo il rigetto della domanda e spiegando domanda riconvenzionale, con la quale chiedono il rimborso delle spese sostenute per la ristrutturazione dell'immobile dagli stessi abitato.

Il Tribunale di Cagliari, adito in primo grado, accoglie la domanda di Tizio e rigetta la domanda riconvenzionale. La Corte d'Appello di Cagliari, adita a seguito di impugnazione della sentenza,  accoglie il gravame.

La Corte di merito osserva che Tizio, in sede di interrogatorio formale, ha prima dichiarato che i beni erano stati da lui concessi al figlio e alla nuora gratuitamente fino a che non avessero trovato una sistemazione, per poi precisare che l'accordo era stato stipulato nei primi anni '80 e che i convenuti occupavano l'immobile da quella data. Pertanto, nella fattispecie non può ravvisarsi una "concessione" a titolo gratuito dettata da ragioni di contingenza (l'uso del bene si è protratto per più di 20 anni senza alcuna contestazione da parte di Tizio), ma un comodato gratuito (secondo la consuetudine diffusa in Italia della messa a disposizione (da parte del padre) di un immobile in favore del figlio da destinare ad abitazione coniugale. La convinzione di poter abitare l'immobile a vita da parte dei convenuti è poi testimoniata, a parere della Corte d'Appello, anche dalla circostanza che gli stessi hanno sostenuto spese notevoli per la risttrutturazione.

La Corte di Cassazione, con sentenza depositata in data 24 marzo 2011, ha confermato la sentenza di secondo grado. 

Secondo i Giudici con l'ermellino la Corte d'Appello ha correttamente applicato, nella fattispecie, l'art. 1803 cod. civ. (secondo cui "Il comodato è il contratto col quale una parte consegna all'altra una cosa mobile o immobile, affinché se ne serva per un tempo o per un uso determinato, con l'obbligo di restituire la stessa cosa ricevuta. Il comodato è essenzialmente gratuito) e l'art. 1810 cod. civ. (secondo cui "Se non è stato convenuto un termine né questo risulta dall'uso a cui la cosa doveva essere destinata, il comodatario è tenuto a restituirla non appena il comodante la richiede"), conformemente all'orientamento pressochè unanime della Corte di Cassazione , anche a Sezioni Unite (si veda, in particolare, Corte di Cassazione S.U. n. 13603 del 21.07.2004, la quale ha stabilito che "Nell'ipotesi di concessione in comodato da parte di un terzo di un bene immobile di sua proprietà perché sia destinato a casa familiare, il successivo provvedimento di assegnazione in favore del coniuge affidatario di figli minorenni o convivente con figli maggiorenni non autosufficienti senza loro colpa, emesso nel giudizio di separazione o di divorzio, non modifica la natura ed il contenuto del titolo di godimento sull'immobile, ma determina un concentrazione, nella persona dell'assegnatario, di detto titolo di godimento, che resta regolato dalla disciplina del comodato, con la conseguenza che il comodante è tenuto a consentire la continuazione del godimento per l'uso previsto nel contratto, salva l'ipotesi di sopravvenienza di un urgente ed impreveduto bisogno, ai sensi dell'art. 1809, comma 2, c.c.".

La Corte di Cassazione, pertanto, ha rigettato il ricorso di Tizio, compensando le spese del giudizio.

Roma, 25 marzo 2011              Avv. Daniela Conte

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La Corte Europea di Strasburgo ritiene l'Italia non responsabile per la morte di Carlo Giuliani durante il G8. Confermata l'assoluzione di Michele Placanica

marzo 25, 2011 0 Comments A+ a-


I Giudici della Grande Camera della Corte Europea di Strasburgo hanno emesso sentenza definitiva nella procedimento promosso con ricorso dei genitori di Carlo Giuliani - il giovane ucciso durante il G8 di Genova -, con la quale hanno stabilito: 

  • L'assoluzione di Michele Placanica - il carabiniere ausiliario che sparò a Carlo Giuliani in Piazza Alimonda a Genova durante il G8 - (sul punto è stata confermata la sentenza emessa in primo grado in data 25 agosto 2009). Il procedimento penale nei confronti di Placanica, incriminato per omicidio volontario, fu archiviato con oridnanza del 5 maggio 2003 dal Giudice per le indagini preliminari Elena Daloiso -  su richiesta presentata in data 2 dicembre 2002 dal Pubblico Ministero Silvio Franz -. Nell'ordinanza si legge che il Gip ha ritenuto "legittimo" l'uso dell'arma da parte dell'imputato, oltre che "assolutamente indispensabile e da risultare il meno offensivo possibile".
  • Non vi è stata violazione dell'art. 2 della Convenzione per la salvaguardi dei diritti dell'uomo e delle libertà fondamentali (secondo cui "1.  Il diritto alla vita di ogni persona è protetto dalla legge. Nessuno può essere intenzionalmente privato della vita, salvo che in esecuzione di una sentenza capitale pronunciata da un tribunale, nei casi in cui il delitto sia punito dalla legge con tale pena. 2.  La morte non è considerata inflitta in violazione di questo articolo quando derivasse da un ricorso alla forza reso assolutamente necessario: a) per assicurare la difesa di qualsiasi persona dalla violenza illegale; b)per effettuare un regolare arresto o per impedire l’evasione di una persona legalmente detenuta; c) per reprimere, in modo conforme alla legge, una sommossa o una insurrezione."). In sostanza, secondo la Grande Camera la morte non sarebbe stata inflitta in maniera arbitraria e sarebbe avvenuta nell'ambito di un'operazione legittima. Nella sentenza si legge che "Sono i manifestanti che hanno attaccato la jeep dove si trovava Mario Placanica i veri repsonsabili della morte di Carlo Giuliani e non le autorità italiane come invece sostengono i genitori del ragazzo"; secondo la Grande Camera (che ha votato con  dieci voti a favore e sette contrari) la causa immediata di quanto è accaduto è stata "l'attacco violento e illegale dei manifestanti nei confronti dei carabinieri" , la morte di Giuliani non può essere imputata ad una cattiva organizzazione e pianificazione delle operazioni di ordine pubblico e "le autorità italiane hanno preso tutte le misure necessarie per ridurre, per quanto possibile, le conseguenze negative che potevano derivare dall'uso della forza da parte dei poliziotti e dei carabinieri". Ancora, secondo la Corte le leggi italiane he discipilinano l'uso delle armi letali da parte delle forze dell'ordine sono in linea con quanto imposto agli Stati dalla Convenzione Europea dei diritti dell'uomo e che non vi è una norma che impone agli Stati membri di dotare le forze dell'ordine di armi non letali o di privarli di quelle letali per difendersi da aggressioni come quella di Piazza Alimonda. In ogni caso, sul punto la Grande Camera ha "ribaltato" la sentenza di primo grado, nella quale era stato stabilito che l'Italia aveva "minimizzato i rischi" nel pianificare e preparare le misure di pubblica sicurezza (per questo motivo, l'Itallia era stata condannata a pagare la somma di Euro 40.000 a titolo di risarcimento ai genitori di Carlo Giuliani, di cui Euro 15.000 a ciascuno dei genitori ed Euro 10.000 alla sorella). In particolare, nella sentenza del 25 agosto del 2009 era precisato che "le autorità italiane non hanno condotto un'inchiesta adeguata sulle circostanze della morte del giovane manifestante" e che non fu avviata un'indagine allo scopo di individuare "le eventuali mancanze nella pianificazione e gestione delle operazioni di ordine pubblico".
Alla luce della sentenza della Corte di Starsburgo, ricordiamo brevemente cosa accadde il 20 luglio del 2001: durante i disordini in occasione del G8 di Genova, a Piazza Alimonda il giovane Carlo Giuliani (23 anni) stava per scagliare un estintore contro un veicolo "Defender" dei Carabinieri, quando venne colpito da uno dei due proiettili sparati con una rivoltella dal carabiniere ausiliario Michele Placanica (21 anni all'epoca dei fatti), che ne causò la morte (il proiettile entrò sotto lo zigomo sinistro e fuoriuscì dalla nuca). Il carabiniere si trovava all'interno della camionetta presa d'assalto dai manifestanti. 

Heidi e Giuliano Giuliani (i genitori di Carlo) accusano l'Italia di non aver pianificato e organizzato in modo adeguato le operazioni di ordine pubblico in occasione di un evento così importante, di non aver svolto adeguate indagini su quanto è accaduto. Sostengono, poi, che la morte del figlio è stata la conseguenza di un "eccessivo uso della forza" da parte delle forze dell'ordine, e che nessuno dei Carabinieri ha soccorso Carlo (anzi, la camionetta da cui è partito il colpo mortale passò per ben due volte sul corpo del giovane).
Quello che è accaduto è documentato da alcuni rilievi fotografici, pubblicati sul sito del quotidiano Repubblica:


Dopo la sentenza della Corte di Strasburgo, i genitori di Carlo Giuliani si sono detti dispiaciuti per quanto è accaduto, ma la vicenda non finisce qui: Giuliano Giuliani ha dichiarato che "Andremo avanti e continueremo la nostra battaglia per la libertà" e che "Dal punto di vista legale c'è un'ultima possibilità: una causa civile contro chi ha sparato. Non c'è altra possibilità. Mi auguro che nessuno ci venga a dire che vogliamo rifarci sul povero carabiniere. Lo scopo della causa civile è di avere un dibattimento processuale". La famiglia non accetta il fatto che non vi sia mai stato alcun processo; in proposito Giuliano Giuliani ha dichiarato che "E' vergognoso. Negli altri processi alcuni pezzi di verità sono usciti, mettendo in luce l'assurdità del comportamento delle forze dell'ordine".

Nel mese di luglio di quest'anno (in occasione della ricorrenza dei dieci anni dalla morte di Carlo Giuliani) a Genova ci sarà un mese di mobilitazione, che culminerà in un grande corteo il 23 di luglio. 

Roma, 25 marzo 2011          Avv. Daniela Conte

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Operazione "Pollice verde": arresti in varie parti d'Italia

marzo 24, 2011 0 Comments A+ a-

La vasta operazione antidroga su scala nazionale denominata "Pollice verde" e finalizzata a contrastare la vendita di semi di marijuana tramite il web, ha fatto registrare ieri alcuni importanti risultati. Nella mattinata del 23 marzo, infatti, su delega della Procura della Repubblica di Paola  (in provincia di Cosenza) i Carabinieri di Paola e Scalea hanno effettuato numerose perquisizioni nel litorale tirrenico allo scopo di individuare tracce di stupefacente.

Analoga operazione è stata effettuata a Rimini, Riccione, Bellaria, Torriana, Igea Marina, Modica, Bolzano, Ferrara, Livorno, Campobasso, basso Molise e in altre parti d'Italia. Sembra che almeno tremila persone abbiano acquistato semi di marijuana e attrezzature per la coltivazione  tramite il web. 

Sono stati effettuati anche alcuni arresti: 

  • a Rimini è stato arrestato un uomo di 31 anni, trovato in possesso di circa 235 grammi di marijuana, un bilancino di precisione, un macina erbe e la somma di 3.600,00 Euro in contanti (si ritiene siano i proventi dello spaccio di marijuana)
  • a Scalea è stato arrestato F.P., al quale è stato contestato il reato di detenzione ai fini di spaccio perchè trovato in possesso di 45 grammi di marijuana e un bilancino di precisione
  • a Ferrara sono state arrestate tre persone in flagranza di reato (oggi verranno resi noti i particolari in una conferenza stampa)
  • a Cecina è stato arrestato un disoccupato 31enne trovato in possesso di 60 grammi di hashish e 20 semi di marijuana
  • a Portoferraio è stato arrestato un disoccupato 34enne trovato in possesso di 150 grammi di hashish, 180 semi di marijuana e attrezzi per la coltivazione
  • in provincia di Campobasso sono state arrestate tre persone trovate in possesso di semi e di piantine di marijuana, oltre a semi di hashish e strumentazione varia.
Attualmente sono indagate, nel complesso, 24 persone. L'operazione è ancora in corso; pertanto, ci saranno ulteriori sviluppi.

Roma, 24 marzo 2011            Avv. Daniela Conte

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Omicidio Fortugno: confermati in appello ergastoli per quattro imputati

marzo 24, 2011 0 Comments A+ a-

La Corte d'Assise d'Appello di Reggio Calabria ha confermato la condanna alla pena dell'ergastolo per i quattro imputati nel processo per l'omicidio del vice presidente della Regione Calabria Francesco Fortugno, ucciso a Locri il 16 ottobre 2005 con nove colpi di pistola.

In particolare, è stata confermata la pena per Alessandro  (caposala nell'ospedale dove lavoravano Fortugno e la moglie) e Giuseppe Marcianò, ritenuti i mandanti dell'omicidio, e per Salvatore Ritorto (autore materiale del delitto) e Domenico Audino (concorso esterno nell'omicidio). E' stato, invece, assolto dal'accusa di associazione per delinquere di stampo mafioso Enzo Cordì (condannato in primo grado a dodici anni di carcere), ritenuto il "padrino" del clan Cordì di Locri, mentre è stata ridotta da otto anni a cinque anni e otto mesi la pena di Carmelo Dessì (i giudici hanno escluso l'aggravante mafiosa). 

Maria Grazia Laganà, deputata del PD e vedova di Francesco Fortugno, non è completamente soddisfatta della sentenza; ha dichiarato, infatti, che "Voglio continuare a ripeterlo, e a gran voce: l’omicidio di mio marito non poteva essere deciso ad un livello così basso. Come ha già detto il procuratore nazionale antimafia Piero Grasso a suo tempo, si è trattato di un delitto politico-mafioso. Bisogna continuare a indagare per arrivare ai livelli più alti. Aspetto che continuino le indagini perché ho sempre sostenuto che l’uccisione di Franco non poteva essere soltanto di livello locale". 

Roma, 24 marzo 2011        Avv. Daniela Conte

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Automobilista morto a causa del guard rail pericoloso: l'ANAS deve risarcire i danni

marzo 24, 2011 0 Comments A+ a-

L'ANAS, in qualità di Ente proprietario di strade aperte al pubblico, ha l'obbligo di sorvegliare lo stato di manutenzione delle stesse (in particolare degli strumenti di protezione, quali il guard rail); di conseguenza, nell'ipotesi di danno è comunque responsabile, a meno che non dimostri di avere potuto fare nulla per evitarlo (responsabilità per le cose in custodia, ai sensi dell'art. 2051 cod. civ.). 

Nella fattispecie oggetto della sentenza n. 6537 della 3^ Sez. civile della Corte di Cassazione,depositata il 22 marzo 2011, Tizio , che si trovava a bordo della propria autovettura, a causa  della forte velocità finiva contro il guard rail, che ne causava la morte. 

I familiari agivano in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni, ma la domanda veniva rigettata in primo e in secondo grado.

I Giudici di legittimità precisano che "L’Anas è responsabile in caso di guard rail pericoloso e deve risarcire chi resta ferito o (ucciso) in un incidente stradale. La responsabilità da cosa in custodia presuppone che il soggetto al quale la si imputa sia in grado di esplicare riguardo alla cosa stessa un potere di sorveglianza, di modificarne lo stato e di escludere che altri vi apporti modifiche”. Dunque, “per le strade aperte al traffico l'ente proprietario si trova in questa situazione una volta accertato che il fatto dannoso si è verificato a causa di una anomalia della strada stessa - ed a maggior ragione per un'anomalia relativa agli strumenti di protezione istallati, è comunque configurabile la responsabilità dell'ente pubblico custode, salvo che quest'ultimo non dimostri di non avere potuto far nulla per evitare il danno...l'ente proprietario supera la presunzione di colpa quando la situazione che provoca il danno si determina non come conseguenza di un precedente difetto di diligenza nella sorveglianza della strada ,ma in maniera improvvisa, atteso che solo quest'ultima -al pari della eventuale colpa esclusiva dello stesso danneggiato in ordine al verificarsi del fatto- integra il caso fortuito previsto dall'art. 2051 c.c., quale scriminante della responsabilità del custode”. 

La funzione del guard rail, secondo quanto si legge nella sentenza, è quella di evitare che una condotta di guida non regolare possa portare un vecolo ad uscire dalla sede stradale; pertanto, nella fattispecie de quo sussiste la responsabilità del custode, ex art. 2051 cod. civ., a carico dell'Ente proprietario della strada aperta al pubblico transito (a prescindere dalla sua estensione), in particolare quando la situazione di pericolo sia stata originata dalla struttura  e/o da pertinenze connesse alla strada stessa. 

Alla luce di queste motivazioni, la Suprema Corte ha accolto il ricorso, cassando la sentenza di secondo grado.

Roma, 24 marzo 2011         Avv. Daniela Conte

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Se l'allievo si infortuna in piscina, è responsabile anche l'istruttore

marzo 23, 2011 0 Comments A+ a-

La Corte di Cassazione, 3^ Sez. civile, con sentenza depositata in data 23 marzo 2011 ha confermato la condanna, in solido tra loro, del gestore di un corso di nuoto in piscina e del nuotatore responsabile dell'infortunio occorso ad altra nuotatrice.

Tizia sta nuotando nella stessa corsia di Caio, che procede in senso opposto, quando viene colpita al naso da quest'ultimo (che nuota "a delfino". Instaurata la controversia per il risarcimento dei danni, in primo grado vengono condannati - in solido - Caio e Sempronio, gestore del corso di nuoto; la sentenza viene confermata in appello.

Secondo i Giudici di merito, Caio è responsabile ai sensi dell'art. 2043 cod. civ. (responsabilità per fatto illecito) a causa della mancata prudenza e diligenza nello svolgimento dell'attività sportiva; Sempronio, invece, è resonsabile ai sensi dell'art. 2049 cod. civ. (responsabilità dei padroni e dei committenti), perchè - nella qualità di gestore del corso di nuoto - non ha usato la diligenza che il suo ruolo ed esperienza impongono affinchè le attività sportive si svolgano secondo norme di sicurezza (avrebbe dovuto imporre a coloro che nuotavano nella  medesima corsia di procedere nello stesso senso).

I Giudici di legittimità hanno confermato la sentenza di merito, rigettando il ricorso.

Roma, 23 marzo 2011           Avv. Daniela Conte


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La Corte Distrettuale degli Stati Uniti boccia l'accordo tra Google Books e gli editori

marzo 23, 2011 0 Comments A+ a-

Con una sentenza di 48 pagine, la Corte Distrettuale degli Stati Uniti - Distretto di New York - ha respinto la  domanda per l'approvazione finale dell'accordo stipulato nel 2008 tra Google Books e gli editori. 
Secondo il Giudice Danny Chin, l'accordo del valore di 125 milioni di dollari (il quale prevede che Goggle paghi un registro nel quale possono iscriversi autori ed editori che vengono pagati per la visualizzazione dei propri libri sul sito di Google, con una ripartizione dei guadagni nella misura del 67 % a beneficio ad autori ed editori e  del 37% a Google Inc.) darebbe a Google una posizione di vantaggio a danno dei "competitor", perchè garantirebbe a quest'ultima molti diritti senza il consenso dei titolari del copyright.

Anche secondo il Dipartimento di Giustizia degli Stati Uniti l'intesa violerebbe le leggi su diritto d'autore e antitrust.

In particolare, la sentenza precisa che "Mentre la digitalizzazione dei libri e la creazione di una biblioteca digitale sarebbe un'iniziativa a vantaggio di molti, l'accordo in questione andrebbe troppo oltre".
Il Giudice, tuttavia, suggerisce a Google Inc. di stipulare un nuovo accordo nel quale venga data ai titolari  di diritti di copyright a possibilità di decidere se partecipare o meno all'accordo tra Google e gli editori. 

Google si è dichiarata "delusa" dalla sentenza. Uno dei legali della Società, Hilary Ware, ha dichiarato che "Come molti altri riteniamo l’accordo avesse il potenziale di offrire l’accesso a milioni di libri che sono difficili da trovare negli Stati Uniti oggi".
Tra coloro che, invece, hanno criticato l'accordo vi sono Microsoft e Amazon (il cui lettore Kindle è incompatibile con Google). Vedremo gli sviluppi della vicenda.

Roma, 23 marzo 2011           Avv. Daniela Conte

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Se il sinistro è "sospetto", la dichiarazione confessoria contenuta nel CID non ha valore di piena prova neanche nei confronti di chi l'ha resa

marzo 22, 2011 0 Comments A+ a-


Il modello di Constatazione Amichevole di Incidente (c.d. CID) è il documento che i soggetti coinvolti in un sinistro stradale devono compilare per accedere alla procedura di indennizzo diretto prevista dal D. Lgs. n. 209 del 2005 (e successivo regolamento attuativo emanato con D.P.R. n. 254 del 2006). 

Nella  fattispecie oggetto della sentenza della Corte di Cassazione, Sez. 3^ civile, n. 6526 depositata in data 22 marzo 2011, Tizio si assume la responsabilità di un tamponamento, sottoscrivendo insieme a Caio (presunto danneggiato) il modello CID; quest’ultimo agisce in giudizio per ottenere il risarcimento dei danni riportati dalla propria autovettura, citando Tizio e la Compagnia Assicuratrice (in qualità di litisconsorte necessaria). Il Giudice di Pace di Chieti, adito in primo grado, rigetta la domanda di risarcimento nei confronti di entrambi i convenuti in giudizio.

Viene proposto appello dinanzi la Tribunale di Chieti, che condivide le conclusioni del C.T.U. -  secondo cui il sinistro (a causa dei lievi danni riportati dalle autovetture coinvolte nei presunti punti d’impatto) non può essersi verificato secondo le modalità descritte nel modello CID, come risulta anche dai rilievi fotografici depositati -. Di conseguenza, il Giudice di merito ritiene applicabile, nella fattispecie, l’art. 2733 comma 3^ cod. civ., a norma del quale "In caso di litisconsorzio necessario, la confessione resa da alcuni soltanto dei litisconsorti è liberamente apprezzata dal giudice". 

La Suprema Corte precisa che “in tema di responsabilità da sinistri derivanti dalla circolazione stradale, l’apprezzamento del giudice del merito in ordine alla ricostruzione delle modalità di un incidente e al comportamento delle persone alla guida dei veicoli in esso coinvolti si concreta in un giudizio di mero fatto che resta insindacabile in sede di legittimità, quando sia adeguatamente motivato ed immune da vizi logici e da errori giuridici” (si vedano in proposito, ex multis, Cass. civ. n. 4186 del 02.03.2004; Cass. Civ. n.3803 del 25.02.2004; Cass. civ. n. 1758 del 30.01.2004; Cass. civ. n. 5375 del 05.04.2003).

Nel caso di specie, è stata accertata l’incompatibilità tra i danni riportati nel sinistro e la dinamica descritta (l’auto di Tizio avrebbe tamponato e spinto fuori strada l’auto di Caio).

Alla luce di queste motivazioni, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso e confermato la sentenza del Tribunale di Chieti, compensando tra le parti le spese di giudizio.

Roma, 22 marzo 2011                         Avv. Daniela Conte
 
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Il danno da perdita di chance a seguito di incidente stradale va risarcito anche se il danneggiato non lavora

marzo 22, 2011 0 Comments A+ a-

Con sentenza depositata in data 11 febbraio 2011, il Tribunale di Piacenza ha riconosciuto il danno da perdita di chance ad una signora di 46 anni, investita da un automobilista  ubriaco, nonostante la stessa (che svolge l'attività di cuoca) non lavorasse da due anni.

In generale, la perdita di chance è la perdita della concreta possibilità di conseguire vantaggi economici (ad esempio, mediante lo svolgimento di un'attività lavorativa); questa perdita va ricompensata. Nella sentenza in commento si fa una chiara distinzione tra la perdita di chance e il danno futuro: la prima è stata già definita e rientra nel danno emergente; il secondo consiste nel mancato raggiungimento del risultato e rientra nel lucro cessante.

La perdita di chance, pertanto, va risarcita senza la necessità della prova che il danneggiato, avendone la possibilità, avrebbe  colto l'opportunità e, probabilmente, ottenuto il vantaggio (basta la sola possibilità di ottenerlo). 

Il Giudice richiama, altresì, l'orientamento giurisprudenziale a norma del quale, in tema di nesso causale, la causalità civile si differenzia da quella penale: nel primo caso, infatti, è applicabile il principio del "più probabile che non"; nel secondo caso, occorre la prova "oltre ogni ragionevole dubbio".

Nel caso di specie, gli esiti del sinistro hanno impedito alla danneggiata (cuoca stagionale) di poter svolgere la propria attività, anche se saltuaria; di conseguenza non va risarcito il danno futuro, ma sicuramente va quantificato e liquidato il danno da perdita di chance.

Sulla base delle motivazioni sopra citate, il Tribunale di Piacenza ha riconosciuto alla danneggiata, oltre al danno biologico e a quello patrimoniale, anche l'importo di Euro 5.000,00 (liquidato in via equitativa) per la perdita di chance.

Roma, 22 marzo 2011     Avv. Daniela Conte

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VIOLA GLI OBBLIGHI DI ASSISTENZA FAMILIARE LA MADRE CHE, ALLONTANATASI DALLA CASA FAMILIARE A CAUSA DELLA CONDOTTA VIOLENTA DEL MARITO, NON MANITENE CONTATTI CON I FIGLI

marzo 18, 2011 0 Comments A+ a-


La Corte di Cassazione, 6^ Sez. penale, con la sentenza n. 10745 depositata in data 16 marzo 2011 ha confermato la sentenza della Corte d’Appello di Campobasso - la quale, a sua volta, aveva confermato la sentenza di primo grado emessa dal Tribunale di Larino, sezione distaccata di Termoli – e, di conseguenza, la condanna di Tizia a due mesi di reclusione e 200 Euro di multa per violazione degli obblighi di assistenza familiare nei confronti dei figli ex art. 570, 1^ comma, cod. pen.

La Corte d’Appello ha motivato la propria decisione precisando che non può essere giustificato il comportamento di Tizia – la quale, allontanatasi dalla casa familiare, per quattro anni non ha mantenuto alcun contatto con i figli, neppure telefonicamente -, anche se quest’ultima si è allontanata dal domicilio domestico per il timore della propria incolumità fisica a causa della condotta violenta del marito (denunciato in precedenza per lesioni personali).

Tizia ha proposto ricorso per Cassazione lamentando il vizio di motivazione della sentenza di secondo grado in merito alla configurabilità del reato contestato, atteso che l’imputata era stata costretta a lasciare la casa familiare a causa della condotta violenta del marito, e che durante tutto il periodo di tempo in cui era stata lontana non aveva mai smesso di informarsi circa le condizioni di vita dei figli.

La Suprema Corte ha giudicato il ricorso inammissibile per la genericità delle motivazioni in esso contenute; in particolare, non vi è alcuna giustificazione dei motivi per i quali Tizia durante i quattro anni di lontananza si è completamente disinteressata dei figli (non è considerata causa di giustificazione sufficiente il timore causato dalla condotta violenta del coniuge).

I Giudici di legittimità hanno, invece, cassato con rinvio la sentenza della Corte d’Appello di Campobasso nella parte in cui ha stabilito, congiuntamente, una pena detentiva e una pena pecuniaria, nonostante sia stata ritenuta applicabile alla fattispecie l’ipotesi prevista dall’art. 570, 1^ comma, cod. pen. (che prevede l’applicazione, in via alternativa, della pena detentiva o di quella pecuniaria). La Corte d’appello, dovrà pertanto, procedere nuovamente alla determinazione della pena.

Roma, 18 marzo 2011                  Avv. Daniela Conte

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LA CORTE DI GIUSTIZIA EUROPEA DICE NO ALL’ISTITUZIONE DEL TRIBUNALE EUROPEO DEI BREVETTI EUROPEI E COMUNITARI

marzo 18, 2011 0 Comments A+ a-


Un progetto di accordo internazionale elaborato con l’obiettivo di istituire un sistema integrato per il brevetto europeo e comunitario è stato recentemente presentato alla Corte di Giustizia europea perché esprimesse un parere in merito. Il progetto prevede, in particolare, l’istituzione di un Tribunale dei brevetti europeo e comunitario, composto da un tribunale di primo grado, una divisione centrale, divisioni regionali e locali e competente sulle controversie in materia di brevetto europeo e del futuro brevetto comunitario.

In particolare, l’accordo attribuisce al Tribunale dei brevetti europeo e comunitario - in via esclusiva – competenze relative ad un numero rilevante di azioni promosse dai privati in materia di brevetti (in particolare azioni per violazioni effettive o rischio di violazioni dei brevetti, azioni di nullità e alcune azioni per il risarcimento dei danni o l’indennizzo); nell’accordo è stabilita, altresì, la facoltà di adire in via esclusiva il Tribunale in materia di brevetti (escludendo, di conseguenza, la possibilità di adire in via pregiudiziale la Corte di Giustizia Europea).

Nel parere n. 1/09 depositato in data 08.03.2011, la Corte di Giustizia Europea ha precisato, preliminarmente, che linea di principio non è incompatibile con il diritto dell’Unione Europea un accordo internazionale che preveda l’istituzione di un organo giudiziario con il compito di interpretare le disposizioni dell’accordo stesso; l’accordo può anche incidere sulle competenze della Corte di Giustizia, purchè non venga alterata la natura di tali competenze e non sia violata l’autonomia dell’ordinamento giuridico dell’Unione Europea.
Tuttavia, il Tribunale di brevetti (così come previsto) ha il compito di interpretare non solo l’accordo internazionale, ma anche disposizioni del Diritto dell’Unione Europea – escludendo, come si è detto, la possibilità per i Giudici degli Stati membri di adire in via pregiudiziale la Corte di Giustizia Europea -.

Il sistema attuale prevede una cooperazione diretta tra la Corte di Giustizia Europea e i giudici nazionali, i quali partecipano in via diretta alla corretta applicazione e interpretazione uniforme del diritto dell’Unione Europea, nonché alla tutela dei diritti che l’ordinamento giuridico attribuisce ai privati; di conseguenza, le funzioni attribuite agli organi giurisdizionali sopra richiamati sono fondamentali per salvaguardare la natura stessa del diritto dell’Unione. La Corte di Giustizia richiama, in proposito, i seguenti principi:

·         Lo Stato membro dell’Unione Europea è obbligato a risarcire i danni arrecati a soggetti dell’ordinamento per violazioni del diritto dell’Unione ad esso imputabili, qualunque sia l’organo giurisdizionale che ha commesso la trasgressione
·         Nell’ipotesi in cui una violazione sia stata commessa da un giudice nazionale, la Corte di Giustizia Europea può essere adita al fine di accertare la violazione nei confronti dello Stato membro interessato.

Al contrario, nell’ipotesi in cui una pronuncia del Tribunale dei brevetti violasse una disposizione del diritto dell’Unione - secondo quanto previsto nell’accordo internazionale – non potrebbe essere oggetto di un giudizio di violazione, né comportare una responsabilità in carico a uno o più Stati membri.

Alla luce di quanto sopra riportato, a parere della Corte l’accordo sottoposto al suo esame priva i Giudici degli Stati membri delle competenze in materia di interpretazione e applicazione del diritto dell’Unione nel settore dei brevetti europei e comunitari; di conseguenza, non è compatibile con le disposizioni del diritto dell’Unione (per quanto riguarda la creazione di un Tribunale dei brevetti europeo e comunitario).

La Commissione dovrà provvedere ad emendare l’accordo, adeguando la sfera di competenze attribuite al Tribunale dei brevetti europeo e comunitario a quanto previsto dalla legislazione comunitaria vigente richiamata dalla Corte di Giustizia Europea.

Roma, 18 marzo 2011           Avv. Daniela Conte


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La Commissione Trasporti lavora all'introduzione del nuovo reato di "omicidio stradale"

marzo 16, 2011 0 Comments A+ a-

Dopo la "storica" sentenza n.10411 emessa il 15 marzo 2011 dalla Corte di Cassazione, 1^ Sez. Penale, il Presidente della Commissione Trasporti della Camera dei Deputati Mario Valducci ha annunciato quella che è definita come una delle più rivoluzionarie novità in tema di sicurezza stradale: l'introduzione del reato di "omicidio stradale". 

La nuova fattispecie di reato, su cui sta lavorando la Commissione, non è una novità: le numerose associazioni di vittime della strada stanno conducendo da anni una battaglia per trasformare l'uccisione di persone da parte di pirati della strada da omicidio colposo in omicidio volontario

Giuseppa Cassaniti, Presidente dell'Aifvs (Associazione italiana familiari e vittime della strada) ha dichiarato che "si deve uscire dalla sottovalutazione del reato e del danno. Occorre chiamare con il giusto nome l'omicidio commessso sulla strada da chi guida nelle condizioni e nei modi atti ad uccidere, non più incidente, ma crimine. Dobbiamo riaffermare il valore della vita, un bene indisponibile, inalienabile e sacro".

Nel 2010, il sindaco di Bologna Matteo Renzi ha raccolto la sfida dei genitori di una giovane vittima, Lorenzo Guarnieri (ucciso sulla strada da un uomo ubriaco e drogato) presentando una proposta di legge popolare, e al gruppo di lavoro  ha partecipato anche l'Asaps (Associazione Sostenitori Amici della Polizia Stradale).

La sentenza emessa ieri dalla Corte di Cassazione ha certamente "spianato" la strada. Nella fattispecie sottoposta all'esame della Suprema Corte, infatti, un clandestino senza patente si era messo alla guida di un furgone rubato; braccato dalla polizia, era fuggito a folle velocità, attraversando vari incroci con il semaforo rosso e travolgendo un'auto, causando la morte del conducente. 

Secondo i Giudici con l'ermellino, nella condotta dell'imputato non si possono ravvisare gli estremi dell'omicidio colposo (anche se con l'aggravante della previsione dell'evento), perchè la volontà, nel caso di specie, è univoca: sfuggire alle forze dell'ordine a qualsiasi costo, accettando il rischio di causare un incidente allo scopo di assicurarsi l'impunità. 

Nella sentenza è precisato che il confine tra "dolo eventuale" e "colpa cosciente" è delicato, e la differenza va cercata nella "volizione".
Il c.d. dolo diretto o eventuale consiste, infatti, nella "rappresentazione e nell'accettazione, da parte dell'agente, della concreta possibilità intesa in termini di elevata probabilità, di realizzazione dell'evento accessorio allo scopo perseguito in via primaria. Il soggetto pone in essere un'azione accettando il rischio del verificarsi dell'evento, che nella rappresentazione psichica non è direttamente voluto, ma appare probabile. In altri termini, l'agente, pur non avendo avuto di mira quel determinato accadimento, ha tuttavia agito anche a costo che questo si realizzasse, sicchè lo stesso non può considerarsi riferibile alla determinazione volitiva" (in tal senso si sono pronunciate, oltre alla sentenza sopra citata, Cass. S.U. n. 748 del 12.10.1993; Cass S.U. 15.12.1992, Cass. pen., Sez. V, 17.01.2005 n. 6168, Cass. pen., Sez. VI, 26.10.2006, n. 1367, Cass. pen. 29.01.2008, n. 12594, e molte altre).

Al contrario, secondo i Giudici la "colpa cosciente" - aggravata dall' "avere agito nonostante la previsione dell'evento", come previsto dall'art. 61, n.3, cod. pen. -, ricorre allorquando l'agente "nel porre in essere la condotta nonostante la realizzazione dell'evento, ne abbia escluso la possibilità di realizzazione, non volendo nè accettando il rischio che quel risultato si verifichi, nella convinzione, o nella ragionevole speranza, di poterlo evitare per abilità personale o per intervento di altri fattori".

Alla luce di queste motivazioni, la Suprema Corte ha annullato  la sentenza impugnata con rinvio ad altra sezione della Corte d'Assise d'Appello di Roma, che dovrà procedere ad una nuova qualificazione del reato, attribuendo valore centrale al momento dell'accertamento ed effettuando un'indagine approfondita (sicuramente complessa) in merito ai processi psicologici "attraverso un procedimento di verifica dell'id quod plerumque accidit alla luce delle circostanze esteriori che normalmente costituiscono l'espressione e sono, comunque, collegate agli stati psichici". 

Per concludere, la situazione di emergenza - le ultime rilevazioni ISTAT hanno evidenziato che ogni giorno in Italia si verificano mediamente 590 incidenti stradali, che provocano la morte di 12 persone e il ferimento di altre 842 - evidenzia, senza ombra di dubbio, la necessità di introdurre delle pene molto più severe di quelle attuali.

L'Unione Europea, dal canto suo, ha fissato per il 2020 l'obitettivo di ridurre la percentuale dei morti e feriti sulle strade del 50%. 

Roma, 16 marzo 2011                 Avv. Daniela Conte

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Operazione "Rescue" contro vasta rete internazionale di pedofili: 670 indagati e 184 arrestati, 18 italiani

marzo 16, 2011 0 Comments A+ a-

E' in corso da questa mattina (in 13 Pesi Europei e degli Stati uniti) una vastissima operazione internazionale guidata dall'Europol, denominata "Rescue". Sembra sia stato colpito il c.d. settore "ideologico" della pedofilia

L'operazione ha portato all'arresto di 184 persone (di cui 18 italiani), mentre gli indagati sono 670;  è stato anche oscurato il sito "ufficiale", boylover.net, dove i pedofili si incontravano (nel mese di giugno di ogni anno festeggiavano anche la giornata denominata "orgoglio pedofilo"). Sono stati posti in salvo circa 283 bambini, il numero più alto di vittime tutelato grazie a questo tipo di indagine (e il numero è destinato a salire nelle prossime settimane).

In Italia le operazioni sono state coordinate dalla Procuratore aggiunto di Catania Marisa Scavo, che ha disposto perquisizioni in 14 città italiane: sono state iscritte nel registro degli indagati 18 persone per possesso di materiale pedopornografico.
Uno degli indagati, un calabrese di 24 anni, è stato arrestato per produzione di materiale pedopornografico; grazie all'analisi del materiale informatico in suo possesso, si è riusciti a risalire ad un bambino siciliano di 8 anni, vittima di abusi ripresi con una videocamera.

Il Direttore di Europol, Rob Wainwright, ha dichiarato di essere "orgoglioso del lavoro eccezionale dei nostri esperti nell'aiutare le autorità di polizia di tutto il mondo a registrare questi risultati innovativi. La tutela dei bambini vulnerabili, per molti è particolarmente gratificante e dimostra l'impegno della nostra agenzia di rendere l'Europa un luogo più sicuro per i suoi cittadini. Devo anche rendere omaggio alle autorità competenti in Europa e altrove per le loro attività operative  per rintracciare i criminali sospetti e le loro vittime". 

Questa vasta operazione dura da tre anni, e L'Europol ha coordinato le indagini negli ultimi 18 mesi; i Paesi coinvolti sono stati Australia, Belgio, Canada, Grecia, Islanda, Italia (la Polizia di Catania), Paesi Bassi (luogo dove si trovava anche il server del sito oscrurato), Nuova Zelanda, Polonia, Romania, Spagna, Regno Unito e Stati Uniti. 

Il forum on-line boylover.net promuoveva rapporti sessuali tra adulti e ragazzi; nel suo culmine, ha raggiunto circa 70.000 utenti in tutto il mondo: professionisti, impiegati, studenti, un pensionato, un seminarista, un allenatore di basket per bambini, tutti dell'età media di 30 anni.

Cosa accadeva sul sito boylover.net? Gli utenti che si iscrivevano manifestavano genericamente il loro interesse sessuale per giovani ragazzi. Dopo aver preso contatti con altri utenti, si muovevano verso altri canali del sito, da recapiti e-mail a vere e proprie "stanze" virtuali, nelle quali si scambiava materiale pedopornografico e si raccontavano storie di incontri sessuali con minori. C'era anche una "stanza" denominata "pratica", nella quale venivano dati consigli su come adescare bambini, e venivano indicati siti dove trovare foto e video con contenuti pedopornografici.

Tutti coloro che sono stati arrestati sono ora in attesa di giudizio.

Roma, 16 marzo 2011             Avv. Daniela Conte

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Casa AN a Montecarlo: disposta l'archiviazione del procedimento penale nei confronti di Gianfranco Fini

marzo 15, 2011 0 Comments A+ a-

Esultano i legali del Presidente della Camera dei Deputati Gianfranco Fini: il Gip di Roma ha disposto l'archiviazione del procedimento penale aperto a seguito di esposto presentato da alcuni esponenti della Destra nel mese di agosto del 2010, secondo cui la casa di Montecarlo di proprietà dell'ex partito politico AN  (ricevuta grazie ad un lascito ereditario) sarebbe stata venduta ad un prezzo molto inferiore rispetto a quello di mercato (circa 300.000 Euro) per favorire Giancarlo Tulliani, cognato dell'On.le Fini. Nel procedimento è stato indagato anche l'ex tesoriere di AN, Francesco Pontone.

Claudio Consolo e Francesco Compagna, legali del leader di Fli, hanno dichiarato che la decisione è "giusta e assolutamente conforme a diritto, decisione che accogliamo con piena soddisfazione".

Per il Gip Figliola, nella fattispecie non è ravvisabile la "falsa rappresentazione della realtà" alla base del reato contestato, la truffa. In particolare, nel provvedimento di archiviazione si legge che "Non si è verificata quella falsa rappresentazione della realtà necessaria per la integrazione del reato de quo; infatti l'immobile sito in Montecarlo e pervenuto ereditariamente nella disponibilità» di Alleanza nazionale «è stato ceduto ad un prezzo inferiore a quello di mercato senza alcuna induzione in errore dei soggetti danneggiati; trattasi dunque di una disposizione patrimoniale decisa dal presidente e amministratore di una associazione non riconosciuta, unitamente al suo segretario amministrativo quale rappresentante della stessa e pertanto autorizzato a disporre del suo patrimonio". In sostanza, non ci sono gli estremi per il reato contestato a causa della natura dell'ente - partito politico, associazione non riconosciuta - e  delle pregogative di coloro che hanno agito.
 
Il Giudice ha ritenuto pienamente condivisibili le argomentazioni contenute nella richiesta di archiviazione del Pubblico Ministero.

Nel provvedimento si precisa, infine che "quanto ai profili asseritamente truffaldini, che caratterizzerebbero l'operazione negoziale, va osservato, quanto agli artifizi, che non vi è alcuna correlazione causale tra il profilo di falsità, che attiene alla reale titolarità dell'acquirente dell'immobile, rispetto alla causa di disposizione dell'atto patrimoniale che avrebbe determinato l'ingiusto profitto, rinvenibile nel minor prezzo". 

Francesco Storace, leader della Destra, ha definito la decisione del Gip di Roma "vergognosa" ed ha annunciato l'impugnazione del provvedimento e altre azioni giudiziarie, anche in sede civile.

Roma, 15 marzo 2011                   Avv. Daniela Conte

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Meccanico senza patente rapina prostituta con l'auto di una cliente: arrestato

marzo 14, 2011 0 Comments A+ a-

Una prostituta rumena è stata rapinata la scorsa notte a Roma da un meccanico di 36 anni.

L'uomo, con precedenti penali, abborda la prostituta con l'auto di una cliente; appena salita in macchina, la colpisce riptetutamente al volto e si fa consegnare il cellulare, poi la scarica dall'auto e scappa immediatamente.

La prostituta denuncia l'episodio ai carabinieri fornendo una chiara descrizione dell'aggressore, che viene bloccato a Via dei Prati Fiscali. L'uomo tenta di fornire false generalità, ma viene subito smascherato; a seguito di accertamenti, i carabinieri scoprono che non ha mai conseguito la patente.

Il meccanico è stato arrestato per rapina e false attestazioni a pubblico ufficiale; è stato denunciato a piede libero per guida senza patente.

Roma, 14 marzo 2011                  Avv. Daniela Conte

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Scandalo Aiazzone: la Procura di Torino indaga su Panmedia

marzo 14, 2011 0 Comments A+ a-

Ricordate la famosa frase "Aiazzone.... provare per credere!" pronunciata tanti anni fa in spot televisivi? Oggi il famoso mobilificio (il cui marchio, dopo il fallimento della società, è stato rilevato da B&S e da Panmedia, che ha rilevato gli asset di B&S) è al centro di uno scandalo a causa di mobili venduti a migliaia di clienti (si parla di circa 12.500 persone, che in molti casi hanno sottoscritto finanziamenti) e non consegnati.

La Procura di Torino ha aperto un fascicolo di indagine - a seguito del deposito di quattro querele presso la Stazione dei Carabinieri di Pozzo Strada -, denunciando i legali rappresentanti di B&S e di Panmedia (che hanno fatto perdere le loro tracce) per truffa. Segnalazioni sono giunte (per una situazione analoga) anche per il mobilificio Emmelunga, sempre di proprietà della Panmedia.

Presso gli uffici della Panmedia di Via Guido Cavalcanti 5 a Torino si presentano tutti i giorni clienti inferociti o per chiedere informazioni, ma le saracinesche sono sempre abbassate (sembra, però, che all'interno il personale continui a lavorare).

Sulla vicenda è intervenuto il noto programma televisivo "Le Iene"; sul social network "Facebook" sono stati creati due gruppi: "Aiazzone, scelte sbagliate, soldi buttati" e "Emmelunga/aiazzone/panmedia", nei quali si cerca di raggruppare tutti coloro che sono stati truffati e  si forniscono consigli, anche legali, su come fare per tutelarsi. 

Ma c'è un altro problema: i circa 850 dipendenti dell'azienda non ricevono lo stipendio da mesi.  Andrea Buquicchio, capogruppo Idv (Italia dei Valori) al Consiglio Regionale del Piemonte, ha dichiarato in proposito che "Torino è al centro di uno scandalo che coinvolge tutta Italia. Da mesi infatti circa mille lavoratori dello storico mobilificio Aiazzone non percepiscono lo stipendio, i fornitori non sono pagati e migliaia di clienti, nonostante abbiano saldato in anticipo, non si sono ancora visti consegnare i prodotti. Dopo il tentativo di rilancio del marchio da parte di alcuni imprenditori l'azienda è stata recentemente ceduta alla società Panmedia di Torino. E' necessario quindi un intervento da parte della Regione Piemonte per istituire un tavolo di crisi insieme a Panmedia ed ai rappresentanti dei sindacati. In tal senso si sono già mossi gli assessorati al Lavoro della Regione Lazio e della Provincia di Siracusa pur non riuscendo a prendere contatti con la società torinese. Auspico un intervento immediato da parte dell'assessore Porchietto - conclude Buquicchio - con l'obiettivo di salvaguardare i posti di lavoro, risarcire clienti e fornitori ed individuare le eventuali responsabilità di coloro che vengono già definiti 'furbetti del comodino'. Ho già provveduto a presentare un'interrogazione in Consiglio regionale". 

  
Nel frattempo, la società di finanziamenti Fiditalia - con la quale i clienti truffati hanno sottoscritto  contratti di finanziamento per il pagamento dei mobili non consegnati - continua a pretendere il pagamento delle rate (qualcuno continua a pagare per timore della segnalazione al Crif come cattivo pagatore). 

Tuttavia, questa pretesa costituisce violazione dell'art. 125 , 4^ comma, del T.U. bancario, secondo cui "Nei casi di inadempimento del fornitore di beni e servizi, il consumatore che abbia effettuato inutilmente la costituzione in mora ha diritto di agire contro il finanziatore nei limiti del credito concesso, a condizione che vi sia un accordo che attribuisce al finanziatore l'esclusiva per la concessione di credito ai clienti del fornitore", del Codice al Consumo, della Direttiva Europea n. 181/02 e di una recente sentenza della Corte di Giustizia Europea (interpellata dal Tribunale di Bergamo per il caso di un cliente di una concessionaria che aveva sospeso il pagamento delle rate di finanziamento per l'acquisto di una macchina, mai conegnata a  causa del fallimento del concessionario) nella quale è precisato che "in caso di mancata consegna del bene acquistato, il consumatore può interrompere il pagamento delle rate del finanziamento e chiedere alla finanziaria la restituzione delle somme già versate, indipendentemente dall’esistenza o meno di un rapporto di esclusiva tra venditore e finanziaria, se glielo permette la legge nazionale". 

In campo sono scese le Associazioni dei consumatori, in particolare il CODACONS. 

Ma cosa si può fare per tutelarsi in questa situazione (e in situazioni analoghe) ?

Di seguito alcuni utili suggerimenti:

  • Si deve inviare, preliminarmente, una lettera di diffida (con racc. A/R) alla società venditrice, con la quale si diffida alla consegna dei mobili acquistati entro un termine congruo (mediamente, entro 15 giorni)
  • In caso di risposta negativa, va inviata allo stesso destinatario (e per conoscenza alla finaniziaria) una lettera con racc. A/R con la quale si costituisce in mora la società venditrice, utile per interrompere la prescrizione del diritto e fare decorrere gli interessi legali. In questo modo, si può tentare di raggiungere un accordo con la finanziaria, al fine di sospendere il pagamento delle rate di finanziamento nell'attesa che la situazione si risolva
  • In caso di mancato raggiungimento di un accordo, si deve inviare una lettera di diffida  alla finanziaria (sempre con racc. A/R), con la quale si chiede l'immediata risoluzione del contratto di finanziamento per inadempimento del fornitore
  • Nell'ipotesi di esito negativo dell'ultima diffida, si può agire giudizialmente per ottenere l'annullamento del contratto di finanziamento e la restituzione delle rate già pagate o, in alternativa, inoltrare un ricorso all'Arbitro Bancario e Finanziario della Banca d'Italia. 
Roma, 14 marzo 2011                Avv. Daniela Conte

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Processo di appello per l'omicidio di Meredith Kercher: udienza del 12 marzo rinviata al 26 marzo per l'assenza di un testimone

marzo 13, 2011 0 Comments A+ a-

Il processo di appello nei confronti di Amanda Knox e Raffaele Sollecito, accusati dell'omicidio della giovane studentessa universitaria Meredith Kercher (avvenuto a Perugia nella notte del 1 novembre 2007), è ripreso davanti alla Corte di Assise d'Appello di Perugia. 

I due studenti universitari (all'epoca del delitto fidanzati) in primo grado sono stati condannati, rispettivamente, a 26 e 25 anni di carcere.

All'udienza del 12 marzo 2011 sono stati ascoltati 6 dei 7 testimoni previsti (tra addetti alle discoteche e ai servizi bus); uno dei testimoni non si è presentato ed è stato condannato e 200 Euro di multa

Le testimonianze sono legate alle dichiarazioni rese al processo di primo grado dal clochard Antonio Curatolo  (attualmente recluso), il quale ha affermato che nella notte dell'omicidio, i due fidanzati erano a Piazza Grimana, (di fronte alla casa dove è avvenuto l'omicidio), tra le 21:30 e le 23:30; in particolare, ha detto che che "quella sera stavo leggendo l'Espresso su una panchina, mentre fumavo una sigaretta ho notato in fondo alla piazza, vicino al campo da basket due fidanzati, per lo meno mi sono sembrati tali, che discutevano tra loro, come stessero litigando. Li ho osservati dalle 21,30 sino a quando me ne sono andato a dormire nel parco, verso le 23,30. Quei due ragazzi sono in quest'aula. Sono Amanda e Raffaele".

I testimoni ascoltati ieri hanno smentito le dichiarazioni di Antonio Curatolo, affermando che quella sera le discoteche erano chiuse. I legali di Raffaele Sollecito, Luca Maori e Giulia Bongiorno, intendono infatti dimostrare che la sera dell'omicidio non c'erano navette per le discoteche in Piazza Grimana, in prossimità del campo di basket (il punto dove il clochard ha detto di avere visto la Knox e Sollecito), perchè i locali erano chiusi.

Il processo è stato rinviato al 26 marzo per ascoltare il 7^ testimone; altre date previste sono il 16 aprile e il 21 maggio (in quest'ultima udienza sarà discussa la perizia scientifica, che dovrà essere depositata entro il 9 maggio, e le parti presenteranno le proprie conclusioni), anche se il calendario potrebbe essere influenzato dallo stato dell'Avvocato Giulia Bongiorno, che è in dolce attesa. 
All'esito delle testimonianze e della perizia, la Corte deciderà se proseguire il processo (i legali di Amanda Knox e Raffaele Sollecito hanno chiesto di ascoltare altri testimoni) o se decidere in base alle prove raccolte.

L'accusa chiede l'ergastolo per entrambi gli imputati;  la difesa l'assoluzione.

Roma, 13 marzo 2011             Avv. Daniela Conte

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Viaggio di nozze con la suocera: al ritorno chiede la separazione

marzo 13, 2011 0 Comments A+ a-

Una estetista di 36 anni di origine napoletana, neosposa a Roma, si reca con il marito all'aeroporto di Fiumicino per partire per il viaggio di nozze (la destinazione prescelta è Parigi). Enorme è la sua sorpresa quando trova al ceck-in, pronta per imbarcarsi per la stessa destinazione, la suocera.

Alle sue garbate proteste, il marito risponde che la madre è molto malata e non può essere lasciata da sola a Roma.

Tornata dal viaggio di nozze (e dopo aver trascorso anche tutte le festività natalizie con la suocera), la neosposa è tornata a Napoli a casa dei genitori, dove ha preso la decisione di separarsi. 

Nel ricorso per la separazione si legge che il "legame affettivo" del marito con la propria madre rende impossibile la costituzione di un sano rapporto coniugale.

Roma, 13 marzo 2011                Avv. Daniela Conte

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